L’Isola dei camping ground

30 agosto 2009 § Lascia un commento

Skyr.
Che gli americani lo chiamano skaier, come il Fetish dei tempi andati.
About the future, Janet, e io sudo la polvere dei muri duri e caldi di questa bottega a pezzetti.

Il muro si sgretola alle radici come la mia voglia di vederci più chiaro.
E la polvere resta come gesso sulle mani, fatico a mirare al centro e come un ubriaco misuro a spanne e piombini le tue vertebre separate. Scheletriche come un calciatore bambino. Le mie idee: prefabbricati di latta da una stagione. Antivento. Antitempo.
Con fondamenta nella marea del monte san Michele. Due settimane poi basta.
Le mestruazioni frenetiche del duemilanove.

L’isola di ghiaccio ribolle di lava, amore.
E’ calda come l’ ippopotamo esangue di Licia Colò.
E fredda come un telefilm tedesco.

Dal rubinetto scende l’odore infernale della sostenibilità ambientale.
Dal mio naso la candela perenne che cola sugli accendini, esausti a colpi di starnuti.
Le sigarette già pronte. Che il tabacco l’arrotoli veloce, contro il vento dell’artico che ti gela il mento e le dita.

E poi piove. Per scaldarti e inumidirti le ossa.
I muscoli degli occhi indolenziti per le vedute grandangolari. Occhi di pesce esausti e panoramiche indicibili. Silenzi che paiono artificiali essenze delle pause nel suono. Didatticamente muti.

Le margherite coi petali dietro le orecchie mi seguono come labrador imploranti quiete. Girasoli da poco. No amore, nemmeno oggi c’è il sole, ma la mutevolezza estrema del meteo mi rende nervosa. Cambio la felpa, la maglia no, che a spogliarsi mi entra il vento nei reni. Così il cappuccio mi ripara dai vapori dei geysir che si fanno attendere come dame della terra del loto.

Fiori di pelo nella terra di ghiaccio. Ragazze bianche e spiagge di pece.
Di pesce si sentono i passi di danza, in lontananza la crisi economica. Il fallimento e la dipendenza, trascinano come i cavalli un aratro.

Non che non sia stata bene. Ma questa storia dell’artide non-continente inventato.
Non mi è mai andata giù.
Colpa del vento, se a volte non ci sento.
Non ti sento.

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