Lalineadelcambiodidata

13 maggio 2009 § Lascia un commento

[dodici giugno ore dodici
fuori dalla tenda]

Seduto. Testa tra le mani.In bilico nel tempo. Col silenzio assordante dei tropici senza stagione. Tocco le poche cose che ancora possiedo. Le mani, le dita, le ciglia. No le ciglia no. Incenerite dal fragore delle mine. Cadute a terra come aghi di pino secchi.

Lasciando il mio viso nudo e spettrale. Vittima della sua totale mancanza di forma.

Ma l’alba dei due giorni sorge, lasciandomi impreparato e mancante. Stendo le dita aldilà della convenzione. Suonando i meridiani come le corde grasse di un basso. O di un’arpa. Avrebbero dovuto spostare le convenzioni o le mie convinzioni. Interrompere questa guerra. Ricominciarla da un’altra parte, in una location diversa. La pausa caffè di una partita di Risiko. Cambiare set, non la causa. Ma io, nella frenesia molle di un cambio palco stanco, ho perso l’orientamento. E le motivazioni che tutto muovono. Nel regresso all’infinito della causalità che mai inizia.

E, terrore, mai finisce.

Ricerco ad occhi chiusi quella che era la nostra causa. Che ora non è più la mia, ci sono inciampato in questa guerra, io. Ma che fatica spostare le regole, tirare le righe, l’elasticità delle coordinate terrestri. Come cambiarsi di nome all’anagrafe, o avere un passaporto serbo.

E sono qui, cara, non ti vedo da un giorno, di più forse. Non ci vedo da un minuto, di più forse. Ma l’alba la sento. La sento filtrare, la luce, la sento scaldarmi la nuca.

E per terra è duro, arido, terroso. Le mine corrono lungo il mio confine. Isolano il mio fazzoletto di terra. Una zattera alla deriva. Amore, solco il Pacifico, risalgo il tempo, zigzagando i paradisi fiscali, gli iceberg le barriere coralline, la linea del cambio di data.

Così poi è ieri.

Quando c’eri tu ed io ero tutto intero. Prima della mina. Prima di ora.

Perdo i pezzi ma non li ritrovo. Non è vero che l’alba che sento è quella di ieri, non riesco ad alzarmi in piedi. A ricostruirmi uguale a ieri. Le cose successe restano intatte. La guerra ti cambia. Poco importa da dove vieni. L’obiettivo del dove ti stai dirigendo offusca e brucia ogni confine, un fish eye lomografico con al centro il mirino.

Per spararti meglio.

Brandelli di me, adagiati su un’amaca fasulla, alla mercé del vento. Mi dondolo e compiaccio per la fallimentare inerzia dell’azione.
E il disorientamento conseguente ad una guerra incomprensibile.
La linea del cambio di data, cambia solo la data.

[undici giugno ore dodici
dentro la tenda]

Guardo incompleta il sonno che mi sporca il volto nel mio specchio da borsetta. Picassiana e sensuale tra i rottami del bon ton. Della terra per il viso è rimasto solo un buco, scavato dal mio dito impacciato. I vestiti di ieri si appiccicano al corpo sudato e alla superfice impermeabile di una tenda quechua. Muovo a fatica la schiena. Come corteccia ruvida non si piega. Una pangea, le mie cicatrici. Si stanno mangiando le ossa. E il caldo ne aumenta la secchezza e il bruciore.

Amore.

Qui dentro si soffoca.
Le bombe scoppiettano come pop corn aldilà della linea. Le sento pendolare lontane e poi meno lontane. Ora ormai il rischio è corso senza che il pericolo fosse scampato. Ci hanno bombardati come cani randagi sotto la grandine. E sono passati oltre. È probabile che ritornino sui loro passi. Come pollicino, ignorano le vie dei cieli.
Comunque sia. Non li temo. Devono avermi bombardato la capacità di provare terrore.
Chissà cosa diranno i telegiornali, confusi dal’ecletticità dei giorni. Erreranno inermi sulla datazione e skipperanno sui contenuti. Come col calcio estero.

Amore.

Richiamo, ma il mio verso emette solo saliva e sangue bruno, punteggiato di nero.
Uscito a pisciare e mai rientrato.

Ieri.

Oggi.
Poco importa. Tanto non torna.
O se torna, torna a pezzi.
A chiedermi scusa dopo l’ennesima discussione.
Sull’insicurezza della nostra situazione. Sull’incertezza del nostro avvenire.
Sulle mie brame universitarie di cercare fortuna e le sue doti di mistificazione dei problemi.
Va sempre tutto bene, diceva.
E io urlavo. Un cazzo bene.
Un viaggio per ricostruirci un obiettivo dove incanalare forze ed entusiasmi.
Dopo l’ennesimo assegno di ricerca da due soldi, io. E il suo part-time finito male.
Frustrati fino all’orlo, ci si sputa addosso che tanto non dura.
Mi ha detto, dai, smettiamola, prendiamoci del tempo.
E siamo finiti dove il tempo si biforca, i giorni si intersezionano e i conti non tornano.
La sua macabra passione per gli off-limits geografici.
Poi gli aerei. I tuoni col cielo sereno. Il fumo e l’odore di marcio.
La guerra s’annuncia coi sensi.

Non senso perenne del nostro vagare.

Ho paura gli ho detto.
E torna a Milano. Allora.
E sei uscito a pisciare.
Contro il muro fasullo delle coordinate terrestri.

Poi il rombo e io dormo.

E vorrei fosse ieri. Che se non uscivi, almeno ci sparavano vicini, come due politici corrotti sudamericani, preda della vendetta popolana.

La linea del cambio di data, cambia solo la data.

Annunci

Tag:, ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Lalineadelcambiodidata su opzioniavariate.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: