Stamattina.

16 dicembre 2013 § 3 commenti

3885_05

Oggi è il mio primo giorno da disoccupata. Sono ancora a Vienna, anche se ormai per pochi giorni. Mi sono alzata alle quattro per accompagnare mia madre all’aeroporto, dopo un weekend passato insieme. Sono rientrata prima in treno e poi in metro e in entrambi i casi ho dimenticato di fare il biglietto. E sì che non volevo fregare nessuno. Erano le sette, il sole non era ancora sorto. Mi sono fermata a comprare la colazione per dopo, mezzo litro di latte alla vaniglia, che è esattamente come ve lo immaginate. Un croissant con delle noccioline: il signore dietro il banco dei dolci ha capito male e me ne ha dati due. Ho pagato 4 euro e 90. Tanto avevo i soldi risparmiati dai biglietti.

Fuori cominciava a fare chiaro, ma si capiva che era una di quelle giornate che resta lì, in cui la luce non ingrana. Ho attraversato il cortile del palazzo dove abito. C’era un piccione sullo scalino, accanto al portone delle scale, che è di legno pesante e resta sempre aperto. Era grigio, il piccione, dello stesso grigio che c’era a terra e sui muri. Il crepitare della carta delle brioches deve averlo infastidito perché nonostante abbia evitato di mettere il piede su quello scalino, lui si è spostato lo stesso. Ha svolazzato mezzo metro più in là, con quel modo sguaiato da pollo che hanno i piccioni di svolazzare. Mi sono girata e l’ho guardato. Ho sentito sul viso che la nebbia saliva lentamente, e che la sciarpa non bastava più. Ho spinto il portone, salito due rampe di scale e sono rientrata.

In casa la luce era poca, blu. Dormivano tutti. Sono andata dritta nella mia stanza che odorava di fumo. Ho aperto la finestra e sono rimasta lì ad aspettare lo spiffero. Ho bevuto il latte alla vaniglia dal cartone, quasi tutto. Avevo sullo stomaco la cena del giorno prima, i crauti, l’arrosto di maiale. Ho pensato che il latte potesse servire. Ho richiuso la finestra e mi sono sdraiata sul letto. Sul cuscino c’era l’odore di mia mamma. Ho cambiato cuscino, l’altro non aveva odore; quando l’odore è il proprio si fa fatica a riconoscerlo. Accade con un sacco di cose che riguardano se stessi.

Ci ho messo un po’ ad addormentarmi. Una mezz’ora. Mi sono venuti in mente un mucchio di film durante quella mezz’ora: lucine da una parte e dall’altra di una catena montuosa scura. Era tutto blu, come dopo i tramonti al mare. C’ero io che non capivo bene i dialoghi perché ero obbligata a seguirli in inglese. E avevo le montagne davanti, non riuscivo a vedere le luci. Nel sogno capivo le cose importanti. Guardavo un attore e mi dimenticavo che stava parlando, lo guardavo e basta e mi dicevo però, che attore questo. Mi sono addormentata, veramente grata per quello spettacolo, un po’ film e un po’ paesaggio. Alle undici, quando mi sono svegliata era di nuovo il mio primo giorno da disoccupata. Con gli stessi crauti sullo stomaco e la stesso bisogno di un paesaggio a cui essere grata.

Quando avevo la tua età

25 settembre 2013 § Lascia un commento

Quando avevo la tua età mi sono innamorata di un ragazzo alto come me.
Era la prima volta che accadeva. Ci siamo incontrati un sabato pomeriggio in un locale che avevo sempre visto solo da fuori, con le mie colleghe, mai una volta che ci fermassimo a bere qualcosa. Subito dopo pranzo avevo preso la bicicletta ed ero stata due ore ad H&M. Mi serviva la lana. Sciarpe di lana, guanti di lana. Era l’unico negozio in salita di Mariahilferstraße e non si trovavano le casse. Per raggiungere i camerini dovevi farti duecento metri in pendenza, c’era almeno un metro di dislivello in salita, di quelli che se nevica son cazzi da spalare. In coda mi si era aperto lo yogurt nella borsa e aveva preso a colare per terra. Ho appoggiato la lana su una pila di maglioni; nella borsa mi sembrava di avere dei fazzoletti di carta. Ho preso quello di stoffa, l’ho trovato per primo. Lo yogurt s’era infilato tra una piastrella e l’altra e aveva formato un rigolo bianco, mentre stavo accovacciata a pulire, mi aveva superato di un metro. È stato in quel momento che mi sono accorta della salita. Hai mai fatto caso ai pavimenti di H&M, Anna?
No. Anna non sarebbe riuscita a finire la zuppa liofilizzata del menù del mezzogiorno. Era una cosa che ti davano per giustificare i sette euro e novanta di pollo al curry e riso. Zuppa e dessert. E salsa bianca, da mischiare al resto.
Quando sono uscita avrei voluto morire. La gente s’era moltiplicata e attraversare il marciapiede nel senso sbagliato dava un senso di impotenza. Avevo la sella troppo bassa e le gomme sgonfie. Ho pedalato fino all’unico ciclista che conoscevo e ci sono arrivata sudata, con la lana nello zaino. Ti decidi a buttarla?
Anna raddrizzò la schiena e indietreggiò appena, sulla sedia di pelle nera. Valutò se fare o meno l’aggiornamento dell’applicazione di TreNord. Non li prendeva dai tempi del liceo i treni di TreNord. E con l’Italia aveva chiuso.

« Leggi il seguito di questo articolo »

Dove?

13 agosto 2013 § Lascia un commento

Le racchette infilate nello zaino suscitano
la domanda, come in ascensore
a domanda risposta
anche io, ma non per la forza che esplode
né per la racchetta, il salto.
Il salto
io lo faccio per il tempo, mi piace durare a lungo
quando avevo il fiume vicino usavo tutto il tempo che c’era
ci sono così tanti posti dove correre
dove? – ripeto
dipende da dove stai – mi dici
e – ti dico – dal tempo che hai.

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag vienna su opzioniavariate.