Missing

22 marzo 2014 § 1 Commento

Io sono ciò che manca,
dal mondo in cui vivo,
colui che tra tutti
non incontrerò mai.
Ruotando su me stesso ora coincido
con ciò che mi è sottratto.
Io sono la mia eclissi
la contumacia e la malinconia
l’oggetto geometrico
di cui per sempre dovrò fare a meno.

[Valerio Magrelli, Aequator Lentis in Ora Serrata Retinae Einaudi, 1992.]

Missing has been shot with a Lomokino, an analogue camera charged with a 35 mm film. I worked in Wien for six months in 2013 and this is a short memory of that period. Missing is also a great song by Calexico – The Black Light (1998).
Finally, Missing is something missing, and I always miss something.

Parlano

18 dicembre 2013 § Lascia un commento

C’è intorno una tale quiete che quasi si
può udire il tintinnare di un cucchiaino
che cade in Finlandia
[I. Brodskij]

Ma perché sempre dietro la mia parete?
Sempre dietro, le voci, sempre
quando scende la notte iniziano
a parlare, latrano o addirittura credono
che sussurrare sia meglio. (Mentre mi sento
questo filo d’aria fredda delle loro parole
che mi gela, che mi lega
e mi tormenta nel sonno).
Ai confini del circolo polare
una coppia piangeva nella sua stanza
oltre un muro trasparente, piangeva, luminoso
tenero come fosse la membrana di un timpano.
(Mentre io vibravo, cassa
armonica della loro storia). Fino a che a casa mia
hanno rifatto il tetto, le tubature,
la facciata, tutto, e battevano
ovunque, sopra, sotto, e battevano sempre
chiacchierando tra loro solo quando dormivo,
solo perché dormivo,
soltanto perché fossi cassa armonica
delle loro storie.

[Valerio Magrelli, Viaggio d’inverno in Esercizi di Tiptologia, Einaudi, 1992.]

Restaurazione

20 novembre 2013 § Lascia un commento

A mattino inoltrato,
nel pieno procedere del giorno
ancora qualcuno si attarda nel letto,
segnato dall’ipnosi,
intento al restauro del sonno.
Come se si potesse riparare
la notte,
il vaso infranto,
la lesione del cielo.

[Valerio Magrelli, Nature e Venature, 1987.]

Piccole luci senza titolo

31 ottobre 2013 § Lascia un commento

Se io venissi a mancare a me stesso
è questo il mio turbamento.
Tempo d’evaporare poco a poco,
di perdermi nelle fessure del giorno
dimenticando così il mio pensiero.
A volte mi scopro nel silenzio
delle cose che ho intorno,
oggetto tra gli oggetti,
popolato di oggetti.
Dunque il dolore è metamorfosi
e le sue cause si susseguono
non viste mostrandosi
per quello che non sono.
Questo è anzi il primo dolore.
Gli occhiali allora andrebbero portati
tra l’occhio e il cervello,
perché è là, tra boscaglie
e piantagioni di nervi
l’errore dello sguardo.
Qui si smarrisce la vista
e nel suo andare alla mente
si corrompe e tramonta.
Come se traversando
pagasse ad ogni passo
il pedaggio del corpo.

[Valerio Magrelli, Ora Serrata Retinae, 1980.]

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