Cambiare panchina

9 settembre 2013 § Lascia un commento

Siamo tutti più egoisti di quanto sembri.
Diamo il meglio di noi stessi per stare bene e quando facciamo stare bene gli altri ci sembra di strafare.

Abbiamo una casa condivisa, non ci vive nessuno davvero, a parte i pesci e un gatto che se ne è andato quando il meglio doveva ancora venire. Era stanco di aspettare, non tutti hanno la pazienza per raccogliere i frutti dell’autunno. O di aspettare 5 anni, prima di realizzare un desiderio che alla lunga corre pure il rischio di sbiadire.
La nostra casa è ancora là: si riempie il venerdì sera, e in certi sabati non si svuota mai, quando non sappiamo che altro fare se non stare lì, a raccontarci come è andata – come è andato cosa? – mah la giornata, la mattina – ma se ci siamo visti ieri – buona, era per fare conversazione!
È in queste sere, banali fino al midollo, che le persone con cui stare divengono il vero motivo dello stare e un luogo benedetto in cui farlo è fortuna. E catena.
Fortuna, certo – avercela una casa dove stare con i tuoi amici quando vuoi e per tutto il tempo che vuoi – ; catena però – perché siamo sempre gli stessi amore e io mi annoio, usciamo ti prego, vediamo se c’è qualcosa, da qualche parte, chenneso andiamo al circolone.

Credo sia in questo stare bene privato, in un posto comunitario ma solo per noi, che affonda le radici il bisogno irrefrenabile di stare con gli altri, in un posto per gli altri. Forse lo spazio che 26per1 aprirà non è altro che l’evoluzione di uno stare che ci ha stancati, perché stare da soli, con tutti i tuoi amici, non è più abbastanza. Forse invece è lo stare stesso che stanca, che dopo un po’ uno ha bisogno di cambiare aria, che la monotonia è contagiosa e finisce per annoiare anche chi ti sta intorno.

Quanto a me, io non amo stare da nessuna parte.
Mi piacciono le panchine. Dove stare per un po’ e poi via. Ma il sapere che comunque vadano le cose, c’è un posto dove fermarsi, dove passare a salutare, mi fa stare bene. Se poi in questo posto, finalmente, posso incontrare qualcuno che non conosco, è un po’ come cambiare panchina e stare da un’altra parte.

L’ho detto io.

Siamo molto più egoisti di quanto sembri.

[Letto in occasione dello Slam! poetry di Sabato 7 Settembre, Paesaggi Sonori.]

Stop standing

5 maggio 2010 § 1 Commento

devo smetterla di stare alzata
ne va della mia schiena

solido

18 ottobre 2009 § Lascia un commento

il differenziale del tuo chiodo fisso
è la solidità dell’abbraccio
del fusto
del ramo
del frutto

tutto
appare in funzione di come ti sono strizzate le membra
fra le braccia di chi sa come trascinare la tua pressione
produttiva ai livelli minimi per reagire

come la pancia sotto i jeans a vita bassa
o le gote gonfie
per il troppo sorridere

e così, piena della stretta di un abbraccio,
cammino settimane
sul tuo
torace
solido

kubrick sul balcone

10 ottobre 2009 § Lascia un commento

il triciclo avanza all’impazzata sul balcone di corte
mentre mi taglio le unghie dei piedi

dorsi di balena solcano il davanzale
e il rumore assordante di due ruote lanciate
liberate sulla discesa
imploranti l’assenza dell’inerzia

dormo

in attesa dell’aria che fischia sorda
nelle ore buie d’inverno

Dove sono?

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