Tragedie & Altro

15 novembre 2014 § Lascia un commento

Prima Tragedie.
Segue Altro.

Tragedie.

25 dicembre 2002. Mancano una manciata di minuti all’una di pranzo e ancora Davide non scende. Suo padre guarda la tag con cui Davide ha impiastrato il muro di casa. C’è scritto maroooshh con le h che fanno un tutt’uno con la sottolineatura. Lo raggiunge un uomo in tuta scura, imbraccia un tubo che pare un lanciafiamme, parte dallo zaino e si allarga a imbuto come l’affare degli acchiappafantasmi. Davide! Urla suo padre. Davide non scende. Guardo l’uomo armato: spara sul muro un getto forte per cancellare marrooshh patendo dalle gobbe della m, dalla punta delle h; fa avanti e indietro di continuo, con un movimento orizzontale da mitragliatore esperto. Il padre di Davide impreca, l’uomo non sente, Davide non scende. Rispondo al telefono. Silvia caragna che la parrucchiera le ha tagliato i capelli come una vecchia, dice che quelle come lei, con i capelli crespi, non ci si mette un cazzo a invecchiarle di vent’anni di colpo. Siiiilvia, la chiamo con tono affranto, ma non le dico niente. Le racconto che il padre di Davide è incazzato nero per la tag, ma che Davide non scende. Lei è disperata. Mi allontano dalla finestra con la cornetta appesa all’orecchio. Affaccio l’orecchio libero sul corridoio per captare se in cucina qualcosa si muove, se abbiamo intenzione di andare a mangiare dalla nonna per esempio, o preferiamo crogiolarci nelle nostre tragedie.
Cosa fai te? Mi chiede Silvia tirando su col naso tra cosafai e te. Vado a mangiare da mia nonna, dico con tono ipotetico, ma sento mia madre che impreca al telefono. Chiedo subito a Silvia se mi sente, per coprire le urla di mia madre. Silvia non risponde, manda giù la saliva del pianto. Comunque Davide continua a non scendere, dico io. Mia madre urla al telefono che lei a pranzo non ci viene, che le dà il voltastomaco vedere suo fratello con il Rolex. Mio fratello fa scorrere la porta della stanza. Butta l’occhio al vetro. Mi fa un segno con la mano. Che cazzo succede? Che cazzo ne so. Faccio segno guarda e tocco il vetro con le nocche. Mio fratello si affaccia alla finestra. Chi è stato? Davide, dico, il fratello di quello che è andato X Factor. Mio fratello aggrotta le sopracciglia. Il piccolo dei Mainini, e da come glielo mimo sembra che Davide sia alto pressapoco come un comodino. Chiedo a Silvia di descrivermeli, questi ricci. Se glieli hanno fatti grossi e corti come Marylin oppure più raccolti, più da campagnola rumena granaio dell’URSS. Silvia caragna, dice che sembra un cane. La interrompo. intanto Davide è sceso in ciabatte, con i capelli legati e una fascia nera al polso. Suo padre lo afferra e lo piazza dietro all’acchiappafantasmi. Mio fratello ride, si siede senza staccare lo sguardo dal vetro, si accende una Muratti. Dalla cucina mia madre caccia un urlo perentorio: non se ne parla! Te li mando giù e io mi rimetto a letto. Noi? Chiedo io a mio fratello. A Silvia dico che una cosa positiva c’è. Ora di gennaio si saranno allungati di qualche millimetro, ci si abitua. Guardo mio fratello. Manda giù noi dalla nonna e lei non viene? Ripeto. Che fine ha fatto Davide? Fuori è rimasto solo l’uomo armato. Lo osserviamo. Ma mi stai ascoltando? Fa Silvia. Entra mia madre. In pigiama! Urla, sottointendendo siete ancora in. Mio fratello scatta come un elastico e fila in corridoio. Mia madre con una forza immane fa scorrere la porta fino a sbatterla contro lo stipite. La porta torna indietro. Sì, certo che ti ascolto Silvia. Dicevo, ai tagli ci si abitua, non è poi una tragedia.

Ora Altro:

Domani (domenica) ore 12.30 ci sono gli amici de La Balena Bianca a Bookcity a Milano:

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Domenica prossima (il 23 di novembre) ci sono Pippo Balestra e Stella littlepoints Venturo @Camaleonte music bar di Busto Arsizio (via Ippolito Nievo 27) dalle 18.30 in poi @POETRY OUT LOUD – tutto by 26per1Circolo Gagarin.

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Cambiare panchina

9 settembre 2013 § Lascia un commento

Siamo tutti più egoisti di quanto sembri.
Diamo il meglio di noi stessi per stare bene e quando facciamo stare bene gli altri ci sembra di strafare.

Abbiamo una casa condivisa, non ci vive nessuno davvero, a parte i pesci e un gatto che se ne è andato quando il meglio doveva ancora venire. Era stanco di aspettare, non tutti hanno la pazienza per raccogliere i frutti dell’autunno. O di aspettare 5 anni, prima di realizzare un desiderio che alla lunga corre pure il rischio di sbiadire.
La nostra casa è ancora là: si riempie il venerdì sera, e in certi sabati non si svuota mai, quando non sappiamo che altro fare se non stare lì, a raccontarci come è andata – come è andato cosa? – mah la giornata, la mattina – ma se ci siamo visti ieri – buona, era per fare conversazione!
È in queste sere, banali fino al midollo, che le persone con cui stare divengono il vero motivo dello stare e un luogo benedetto in cui farlo è fortuna. E catena.
Fortuna, certo – avercela una casa dove stare con i tuoi amici quando vuoi e per tutto il tempo che vuoi – ; catena però – perché siamo sempre gli stessi amore e io mi annoio, usciamo ti prego, vediamo se c’è qualcosa, da qualche parte, chenneso andiamo al circolone.

Credo sia in questo stare bene privato, in un posto comunitario ma solo per noi, che affonda le radici il bisogno irrefrenabile di stare con gli altri, in un posto per gli altri. Forse lo spazio che 26per1 aprirà non è altro che l’evoluzione di uno stare che ci ha stancati, perché stare da soli, con tutti i tuoi amici, non è più abbastanza. Forse invece è lo stare stesso che stanca, che dopo un po’ uno ha bisogno di cambiare aria, che la monotonia è contagiosa e finisce per annoiare anche chi ti sta intorno.

Quanto a me, io non amo stare da nessuna parte.
Mi piacciono le panchine. Dove stare per un po’ e poi via. Ma il sapere che comunque vadano le cose, c’è un posto dove fermarsi, dove passare a salutare, mi fa stare bene. Se poi in questo posto, finalmente, posso incontrare qualcuno che non conosco, è un po’ come cambiare panchina e stare da un’altra parte.

L’ho detto io.

Siamo molto più egoisti di quanto sembri.

[Letto in occasione dello Slam! poetry di Sabato 7 Settembre, Paesaggi Sonori.]

performAzione@PaesaggiSonori

29 agosto 2013 § Lascia un commento

La rassegna letteraria di Paesaggi Sonori si chiama performAzione e ha un sottotitolo banale quanto necessario: la letteratura che cambia le cose. Il Festival di Musica Cinema e Letteratura in programma i prossimi 5-6-7 Settembre presso l’Area Feste di Cardano al Campo (Va), quest’anno compie 5 anni e festeggia con l’entrata gratuita per tutti e un programma, se possibile, ancora più ricco degli altri anni. Qui sotto trovate quello di performAzione che propone la presentazione di un libro, quella di un progetto di letteratura urbana e uno Slam! poetry a cui invito tutti voi a partecipare.

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Giovedì 5 ore 21.00
Si comincia con la presentazione di un libro importante: A viso coperto di Riccardo Gazzaniga, pubblicato da Einaudi Stile Libero e vincitore del Premio Calvino 2012. Riccardo Gazzaniga è anche un poliziotto; stadi in ebollizione, ultras e scontri diretti sono il suo mestiere. Ci racconta questo, il suo romanzo e molto altro, in una chiacchierata moderata da Marcoandrea Spinelli.

Venerdì 6 ore 21.00
La sera del venerdì è la volta di un progetto che, anche se non sembra, ci assomiglia: Fight-Specific Isola, finanziato attraverso crowdfunding, racconta le trasformazioni sociali, architettoniche e culturali dell’Isola, lo storico quartiere milanese. Antonio Brizioli, tra i promotori dell’iniziativa, presenta il volume che ne è nato, insieme ad Andrea Cegna di Radio Popolare.

Sabato 7 ore 20.15
Il sabato il microfono è aperto: Space Invaders è un esperimento di Slam! Poetry in cui chi ha già aperto uno spazio ci dice com’è andata, e chi invece non ha un posto dove andare ci spiega perché gli manca. Perché senza posti dove stare, non si può stare. Per iscriversi basta inviare una mail con il proprio pezzo a crespi.carolina@gmail.com. Per maggiori informazioni sul regolamento dello Slam cliccate qui.

CONTATTI

associazione26per1@gmail.com

http://paesaggisonori.tumblr.com

http://ventiseiperuno.wordpress.com

http://www.frohike.it

http://www.redbox.va.it

Slam! (The day after)

21 gennaio 2013 § 2 commenti

Quella di ieri sera, domenica 20 gennaio 2013, è stata una serata importante. Grazie alle parole di molti amici di Migrando la Bottega e alle poesie in musica di Apache 2012, 26per1 ha salutato un luogo importante, che resterà a lungo nell’immaginario di chi in bottega è cresciuto. Per Migrando è tempo di ricominciare e spero possa farlo nel migliore dei modi possibili. (E anche in fretta.)

Migrando è una grande bottega di commercio equo e solidale che ora cerca un nuovo ente che possa prendersi cura di lei e della città di Busto Arsizio come la Cooperativa Elaborando ha fatto fino ad oggi. Avete tempo fino al 31 gennaio per approfittare degli sconti (il 25% su tutto l’artigianato)  e per proporre a Migrando una nuova vita.

Qui sotto trovate il testo che ho letto ieri e che sarà inserito in un ebook scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione 26per1.

Slam@Migrando la Bottega – La prima volta

La prima volta che sono entrata in Bottega era il 2001, era novembre e c’era in corso una guerra.
Sono passata dalla porticina della stanza grande, mi sono tolta il cappello di lana e ho tirato dritto. Avevo sedici anni e una spocchia tanta che era chiaro che non avrei salutato. C’erano due ragazze attorno ad un tavolo, ma non le ho guardate in faccia. Una era seduta su uno sgabello, l’altra le dondolava di fronte appesa al ripiano di legno coi gomiti puntati. Lo so perché le ho intraviste, le posizioni sono cose che uno vede anche se non vuole.
Ho girato subito a destra, nella stanza dove oggi c’è la cassa, perché era lì che nessuno mi avrebbe scocciato chiedendomi se avessi bisogno qualcosa. A destra c’era il tavolo che c’è adesso (forse) e un mucchio di roba di coccio; i cesti, dei campanacci in ferro battuto, le tasche di iuta a penzoloni. C’era da stare attenti a muoversi con lo zaino e i sonagli sparsi in giro.

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