Dimenticati

6 novembre 2016 § Lascia un commento

Mio padre è in servizio militare ad Albenga. È una mattina di febbraio, centinaia di ragazzini sfilano con il basco e lo sguardo fermo, guardano in direzione del fotografo che appostato sul lato destro sfrutta forse il balcone di un cittadino gentile. Mio padre è tutto a sinistra, quasi in primo piano; chiude la terza fila a partire dal fondo della foto, accanto a lui c’è un ragazzo più basso, con il mento sfuggente. Tutti gli altri lo superano in altezza. È un giovane uomo, esile, le labbra socchiuse, gli occhi fermi, grandi, se fossimo a teatro diremmo che ha assunto un’espressione radiale. Attorno, il 1975 s’intuisce negli abiti sciancrati di mia madre che lo osserva da un lato della strada, nei baffi folti degli astanti ammassati sull’unico marciapiede ritratto, nella magrezza dei loro visi, nel cielo spoglio, nella provincia a festa. Le caviglie fini e leggermente storte di mio padre non si vedono, ma io so che sono là sotto, nascoste dalla divisa scura. Lo so perché sono come le mie. E quando infilo i tacchi e poi li tolgo, penso alle cose di lui che non conosco e che sono lì, alla luce e al buio, e che mi sfuggono e ritrovo tra le pieghe della pelle.

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Le avventure di Platone: la casa

28 marzo 2012 § Lascia un commento

Si trattava di nuovo di una questione di principio. Che Giuliano promettesse di offrirsi volontario il sabato mattina, per uscire interrogato sull’arte degli Egizi, e poi restasse a casa influenzato senza dire niente a nessuno, a Platone e a Firmino dava un fastidio bestia.

Firmino, di suo, aveva sempre un piano B. «Non funziona. Stavolta Firmino non funziona neanche se piangi. Finisce come quando ti hanno preso al corso di arte circense. Ti sei stancato dopo neanche mezz’ora. La prof. ti manderà a posto ancora prima che tu le faccia la proposta». Firmino s’era preparato l’analisi di Guerre Stellari, usando le categorie del figlio di un suo amico, che tutti dicevano fosse un bimbo prodigio. Le categorie erano tantissime, e Firmino faceva più fatica a ricordarsi quelle, che la trama della trilogia col nome italiano unita alla trama della trilogia col nome inglese. Aveva intenzione di spiegare in italiano Star Wars e in inglese Guerre Stellari, e divenire esempio vivente di colui che concilia oggetto e linguaggio, e che fa della diversità d’espressione un’arma pacifista.

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