Dimenticati

6 novembre 2016 § Lascia un commento

Mio padre è in servizio militare ad Albenga. È una mattina di febbraio, centinaia di ragazzini sfilano con il basco e lo sguardo fermo, guardano in direzione del fotografo che appostato sul lato destro sfrutta forse il balcone di un cittadino gentile. Mio padre è tutto a sinistra, quasi in primo piano; chiude la terza fila a partire dal fondo della foto, accanto a lui c’è un ragazzo più basso, con il mento sfuggente. Tutti gli altri lo superano in altezza. È un giovane uomo, esile, le labbra socchiuse, gli occhi fermi, grandi, se fossimo a teatro diremmo che ha assunto un’espressione radiale. Attorno, il 1975 s’intuisce negli abiti sciancrati di mia madre che lo osserva da un lato della strada, nei baffi folti degli astanti ammassati sull’unico marciapiede ritratto, nella magrezza dei loro visi, nel cielo spoglio, nella provincia a festa. Le caviglie fini e leggermente storte di mio padre non si vedono, ma io so che sono là sotto, nascoste dalla divisa scura. Lo so perché sono come le mie. E quando infilo i tacchi e poi li tolgo, penso alle cose di lui che non conosco e che sono lì, alla luce e al buio, e che mi sfuggono e ritrovo tra le pieghe della pelle.

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Quando avevo la tua età

25 settembre 2013 § Lascia un commento

Quando avevo la tua età mi sono innamorata di un ragazzo alto come me.
Era la prima volta che accadeva. Ci siamo incontrati un sabato pomeriggio in un locale che avevo sempre visto solo da fuori, con le mie colleghe, mai una volta che ci fermassimo a bere qualcosa. Subito dopo pranzo avevo preso la bicicletta ed ero stata due ore ad H&M. Mi serviva la lana. Sciarpe di lana, guanti di lana. Era l’unico negozio in salita di Mariahilferstraße e non si trovavano le casse. Per raggiungere i camerini dovevi farti duecento metri in pendenza, c’era almeno un metro di dislivello in salita, di quelli che se nevica son cazzi da spalare. In coda mi si era aperto lo yogurt nella borsa e aveva preso a colare per terra. Ho appoggiato la lana su una pila di maglioni; nella borsa mi sembrava di avere dei fazzoletti di carta. Ho preso quello di stoffa, l’ho trovato per primo. Lo yogurt s’era infilato tra una piastrella e l’altra e aveva formato un rigolo bianco, mentre stavo accovacciata a pulire, mi aveva superato di un metro. È stato in quel momento che mi sono accorta della salita. Hai mai fatto caso ai pavimenti di H&M, Anna?
No. Anna non sarebbe riuscita a finire la zuppa liofilizzata del menù del mezzogiorno. Era una cosa che ti davano per giustificare i sette euro e novanta di pollo al curry e riso. Zuppa e dessert. E salsa bianca, da mischiare al resto.
Quando sono uscita avrei voluto morire. La gente s’era moltiplicata e attraversare il marciapiede nel senso sbagliato dava un senso di impotenza. Avevo la sella troppo bassa e le gomme sgonfie. Ho pedalato fino all’unico ciclista che conoscevo e ci sono arrivata sudata, con la lana nello zaino. Ti decidi a buttarla?
Anna raddrizzò la schiena e indietreggiò appena, sulla sedia di pelle nera. Valutò se fare o meno l’aggiornamento dell’applicazione di TreNord. Non li prendeva dai tempi del liceo i treni di TreNord. E con l’Italia aveva chiuso.

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