Architettura Urbana & Riutilizzo Temporaneo

8 marzo 2014 § Lascia un commento

Quest’anno il tema di FilosofArti è quello dell’Agorà.
26per1 ci invita a riflettere sull’utilizzo degli spazi pubblici, sulla loro dimensione artistica e sulla loro funzionalità sociale e urbana.
Siete dunque tutti invitati Domenica 16 Marzo dalle ore 19.00 al Camaleonte di via Ippolito Nievo 27 a Busto Arsizio. Intervengono Shht Magazine e temporiuso.

flyer

Shht Magazine – è una rivista che cerca di mettere in luce gli aspetti nascosti dell’architettura contemporanea urbana. I creatori ci racconteranno come luoghi di esclusione (manicomi, penitenziari) si sono trasformati nel tempo in luoghi di inclusione (spazio socio-aggregativi, aule universitarie) e presenteranno un nuovo numero dedicato questa volta, agli spazi sotterranei.
http://www.shht.eu/
https://www.facebook.com/SHHTeu?fref=ts

temporiuso – è un’associazione culturale che promuove progetti di riuso temporaneo di spazi in abbandono ed è anche una rete di collaborazioni con associazioni, attivisti e ricercatori a scala locale ed internazionale. L’obiettivo è riutilizzare in modo virtuoso stabili abbandonati attraverso progetti temporanei di animazione degli stessi.
http://www.temporiuso.org/
https://www.facebook.com/tempo.riuso?fref=ts

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Altrove

12 marzo 2012 § Lascia un commento

I binari filano dritti come le code dei gatti, girano rettamente senza che il vagone si curvi. Alcuni lo fanno cauti, come per timore di cambiare idea all’ultimo istante, per la moglie a casa o i pensieri altrove. Altri lo fanno decisi, hanno una sorta di autostima che permette loro di non pensare alle conseguenze. Certi treni danno la nausea a chi, mal seduto, proteso al finestrino, s’aspetta di curvare, prima o poi. – Ha forse già curvato? – chiede l’impaziente – e non me ne sono accorto? – ribadisce preoccupato. Pochi gli rispondono perché il treno è un affare galante, che solo gli amanti di un rischio sottile possono comprendere e quindi godere. Certo è, che un treno non curva, che un binario curva di rado, che di vagoni ricurvi non ne ricordo. Così accade che ogni volta che salgo, controllo il convoglio, domando, questiono, ritardo più che posso il momento del salto. E quando sorpasso la fessura buia, taglio retto tra la terra e il treno, lo faccio con la certezza che lascio le storture del mondo per la durezza cristallina di un cammino diritto. E abbandono la mente al suo moto oscillante, ogni volta difforme, ogni donna è diversa.

Sai l’amore a che serve se non sei un uomo galante? A fare dei tuoi cocci, un vaso di pianti.

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