Una giornata come oggi

25 novembre 2015 § 1 Commento

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Oggi è una giornata particolare, quella per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una giornata necessaria, dacché l’emancipazione attraversa il ghetto prima di divenire voce; ghetto linguistico, ghetto politico, ghetto culturale. La storia della conquista di un ruolo mediante la lenta appropriazione degli strumenti di ogni minoranza – la lingua, il genere, il canone, la Storia – affinché il  ruolo sia un esserci non derivato e non definito in relazione a quello dell’uomo.

Di questo, di non-fiction, intersezionalità, rappresentazione e discriminazione parliamo stasera, alla Libreria Boragno – Bustolibri, dalle 21, in via Milano 4 a Busto Arsizio.

Intervengono:

Carolina Crespi ha studiato filosofia a Milano. È copywriter freelance presso LeftLoft. Collabora con il settimanale Film TV, La Balena Bianca e CasaSirio Editore. Ha pubblicato due raccolte di racconti: Quello che mi rimane (Giraldi, 2008) e Il futuro è pieno di fiori (No Reply, 2012). Il suo “Ventitré” è incluso in Quello che hai amato (Utet, 2015), antologia curata da Violetta Bellocchio.

Alice Cucchetti è una giornalista cinematografica e televisiva. Redattrice del settimanale Film Tv, collaboratrice dei mensili Best Movie e Nocturno Cinema, è stata tra le animatrici storiche dei siti Serialmente.com e Mediacritica.it. Si occupa principalmente di cinema contemporaneo e di serialità televisiva, con un occhio ai cultural e gender studies e ai fenomeni di fandom.

Elisa Virgili è dottoranda in Filosofia delle Scienze Sociali presso l’Università dell’Insubria, si occupa di Filosofia Politica, Gender Studies e Queer Theory, in particolare nella loro relazione con il linguaggio. E’ coordinatrice del progetto Archivio Queer Italia e ha collaborato a diversi progetti su genere e sessualità nelle scuole medie superiori. Ha pubblicato per Mimesis Olimpiadi, l’imposizione di un sesso.

L’ingresso è gratuito e a me piacerebbe molto ci foste in tanti.

 

 

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Repertorio de’ Pazzi

21 maggio 2012 § Lascia un commento

Una era borghesemente vestita, e se ne stava nell’aiuola di fronte al palazzo di giustizia a leggere ad alta voce sentenze di alto materiale giuridico.

«Per naufragio doloso, sono due anni di confino, signori. Che avete da guardare, il nylon non vi piace?» La mezza stagione non aiuta. Marzia abbassa i denari delle calze e le sfila con la punta delle dita, delicate da sfociare nel disgusto. «È un difetto di lealtà, capitano, è l’equipaggio di una nave che ne inscena la deriva e ne chiede risarcimento.» Anche le collane divengono leggere, la pesantezza del metallo macchia la pelle, le pieghe del collo si sporcano, e sudano. Marzia ha perle bianche, come se marzo le tingesse di un insano pacifismo. Le allontana come uno scialle e le scuote. Di continuo. «Il confino, o la forca signori, a chi per dolo o trascuratezza contraffà il giornale di bordo. Non ne faccia una questione di diritto, lei! Qui si tratta di dovere o del senso che ne abbiamo.» Così, a primavera, Marzia sistema la carta di identità come vorrebbe davvero che fosse, lo spread tra ciò che è e quello che vorrebbe per sé. Poi esce, raggiunge il palazzo di giustizia, si siede sul quinto scalino e ricomincia «ed oggi a voi signori, canto numero ventuno, la morte per reato di concussione, la bolgia per chi pecca di baratteria.»

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