Migrando #2

9 maggio 2013 § Lascia un commento

Ebbene è proprio così. Migrando la Bottega, che da tre mesi a questa parte era stata costretta a chiudere (complici la crisi economica, la sfiga, la congiunzione astrale) da sabato 11 maggio riapre in via San Michele 7 a Busto Arsizio (accanto al parcheggio sterrato gratuito dietro la chiesa di San Michele) e torna ad essere il cuore pulsante della nostra città. Vi ricordate lo Slam! che si era fatto tra amici lo scorso 20 gennaio? La sensazione che senza Migrando Busto potesse soffocare: che una bottega piccola e combattiva soccombesse alle forze dei grandi e con lei andassero perse tante battaglie, Acquabenecomune, la Rete Lilliput, le serate per Genova, Corteincircuito, l’Associazione Solidale, la Cooperativa Elaborando… Avevamo tutti l’amaro in bocca, la certezza che stessimo perdendo un’occasione, che la nostra città stesse all’improvviso divenendo peggiore.

Per questo non potrete mancare all‘inaugurazione di questo nuovo spazio che ospiterà non solo Migrando la Bottega (commercio equo e solidale) ma anche Ce l’hai? (usato per bambini) e IMPRONT’ART (riciclo creativo). Si ringrazia la cooperativa L’Impronta per il miracolo. Si ringraziano Valeria, Wanda, Sara e tutti i volontari per la tenacia (e perché non abbiamo mai smesso di crederci).

E ci vediamo Sabato 11 maggio dalle 17h00, in Bottega: la storia ricomincia.

(Per chi ancora non ha capito dov’è, l’appuntamento è alla vecchia bottega di Via Pozzi 3, sempre alle 17, per un corteo danzante che scorterà i malcapitati direttamente in Via San Michele 7)

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Il futuro è di chi lo fa.

15 gennaio 2013 § Lascia un commento

Il futuro è di chi lo fa.

Migrando è un posto bellissimo. Aperto o chiuso rimane un posto che certe città si sognano. A Busto, in centro, con un cortile vero, che d’estate si attraversa a fatica perché è zeppo di ragazzini che giocano a calcio saponato.

Migrando però è anche una Bottega di Commercio Equo e Solidale e come tale sostiene economicamente progetti di lavoro nei paesi in via di sviluppo, acquistandone i prodotti e prefinanziandone la commissione. Migrando sta attraversando un momento difficile e come lei tutto il mondo del commercio equo. La crisi, lo sappiamo, viene da lontano e il commercio equo ne è investito come ogni altro ambito commerciale. Solo che qui i margini sono risicati, il prezzo trasparente non si tocca.

Quest’anno Migrando fa un’eccezione, sconta tutto l’artigianato al 25% e smette di guadagnare, Non tocca il compenso dei progetti che sostiene, tocca se stessa, svuota il magazzino, prende tempo, deve ripensarsi. E lo fa di domenica, quando di solito dorme. Per questo Migrando è eccezionale. Per questo tu non puoi mancare.

Domenica 20 Gennaio presso la sede di Migrando la Bottega, via Pozzi 3, Busto Arsizio, 26per1 organizza uno SLAM POETRY con scrittori, musicisti, poeti di Busto Arsizio e dintorni, per parlare di Busto e per farla ancora vivere.

Dalle 18, 26per1 porterà tra le mura della Bottega uno spettacolo improvvisato, fatto di brevi testi originali e musiche, e nel cortile, che ha ospitato tante possibilità culturali e sociali, non mancherà neanche qualche bicchiere di vin brulè. Poesia, musica e racconti, con la consapevolezza che le cose buone di una città debbano essere sostenute, difese e salvaguardate.

Il futuro è di chi lo fa.

Domenica 20 Gennaio, dalle ore 18

@Migrando La Bottega,

via Pozzi 3 a Busto Arsizio

SLAM!

Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo.

Cioccolata Amara

30 gennaio 2011 § Lascia un commento

Amara si leva le scarpe. Tutta una bretella di stoffa e di gomma che a malapena si capisce da quale buco debba entrarci il piede.
Pezzettoni di terra gli graffiano la pelle, gli si infilano là sotto, dove la caviglia diviene un rotondo, uno spuntone piatto, metà osso e metà muscolo e che, come una puntura, inizia a prudere e si arrossa la pelle scura.
Amara non può soffrire il fastidio di tanto solletico. Tanto vale andarsene a piedi nudi per il sentiero del campo e toccare la terra con dita e talloni, ora che il sole tramonta e che una freschezza che rigenera s’arrampica fin dentro le ossa.

Il campo che sta attraversando è di un signore alto con una lunga cravatta porpora, amico di suo padre. Amara ogni mattina passa di lì per andare alla scuola di Tiassalé. Delle volte si ferma con i suoi amichetti e dà loro una mano a raccogliere i semi lunghi come becchi di uccello che ornano le piante di cacao. Si ferma per poco, un’oretta, al massimo due e poi riprende la strada per Tiassalé. A scuola ci sta quanto basta per divertirsi e annoiarsi, poi rientra per la solita strada e sa che se arriverà troppo tardi i suoi amichetti saranno di nuovo al lavoro. Amara cerca allora di sbrigarsi, così da mangiare qualcosa con loro e fermarsi al campo fino a sera.

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Banale a Natale

23 dicembre 2010 § Lascia un commento

Le banalità che si dicono a Natale non mi hanno mai infastidito.
Il fatto che tale fenomeno non fosse altro che un marchingegno ideato per mettere in moto la cassa continua, per salvare i commercianti dalla crisi, i politicanti dai doveri di assemblea, i lavoratori dalla morsa degli stipendi risicati, i bambini dal sobrio grigiore del non esagerare non mi è mai sembrato un problema reale.

Non che non condividessi la piatta verità di queste opinioni che il rigore della logica porta ad affermare senza fronzoli o merletti. Semplicemente a Natale ho sempre avuto la testa impegnata altrove.
Ad arrivare il prima possibile a gennaio per esempio.
Colpa degli affaticamenti nelle botteghe e nei supermercati dove prestavo servizio stagionale e cercavo di prendere il meglio spremendo il succo di agave con il cervello, immagazzinando e provando a riversarlo sui fogli di carta. Inventando, mentendo, raccontando, costruendo storie parallele che potessero spiegare (e giustificare) la mia presenza lì, oltre all’obiettivo venale di guadagnarmi le vacanze di agosto.

Quando al posto del supermercato la mia testa si è sistemata tra le spalle sempre ritte nonostante i pesi, politici ed economici, di una bottega di commercio equo e solidale, ho smesso di sentire il bisogno di giustificazioni.
Il tempo di Natale quando le ore si susseguono sul tapis-roulant dell’acquisto compulsivo è anti-newtoniano: il corpo decide il peso che il tempo ha su di sé. Sceglie quanto pesare e quanto alleggerire l’umore di chi quel corpo lo usa. Ore interminabili spesso paiono più infinite di quanto ci si aspetti. Altre volte sembrano schizzare via e le cose da fare spariscono in una bolla. Le hai fatte tutte. Ti mancano ancora tutte ma sei inspiegabilmente stanca, con la schiena dolorante e le spalle che sorrette dai muscoli s’attaccano al collo, tese e pronte ad accompagnare il braccio ovunque il cervello o il consumatore lo domandi. E non riesci ad uscire di lì leggera, ché se hai ancora le forze di fare qualcosa, di certo domani avrai meno da sistemare. Convinzione più che logica ferrea. Le cose da fare non finiscono mai in una bottega di commercio equo. Te le porti a casa, ci popoli sogni, incubi e discorsi.

Ritengo sia il senso che il commercio equo e solidale veicola a salvarmi.

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