La città da dove vieni

21 febbraio 2017 § Lascia un commento

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Ho detto che era bellissima,
la città da dove vieni, perché
io vengo da un posto che non è bello,
nemmeno se lo guardi da innamorata.

Hai detto che sì, era così,
la tua città era bella,
avrei dovuto vedere anche questa parte
con la chiesa girata,
la piazza distesa di lato,
il selciato.

C’era una via stretta
sono passati due scooter,
la via si è stretta ancora e ancora,
finché non ci siamo fermati
al bar, io e te,
e gli scooter parcheggiati.

Ci siamo seduti a un tavolino,
ce n’erano due,
e occupavano quasi tutta la strada.
Ho detto di nuovo che era bella questa città,
ma intendevo te,
me e te in questa città,
e quel tavolino che si reggeva a stento,
sulle sue zampe monche.

Tu hai detto di sì, e che dovevo ancora vedere il castello.
Ti ho chiesto se ci saresti tornato,
un giorno o l’altro, a vivere nella tua città.
Hai detto può darsi, magari tra qualche anno.

Quando sono tornata nella mia città,
l’ho trovata più brutta di quando me n’ero andata.
Più brutta di tutte le volte che me n’ero andata.
Che erano state almeno cinque,
anche se poi ero sempre tornata.

Ti ho portato con me,
ho aspettato che la nostra luce la rendesse migliore.
L’ho guardata mentre tu non la guardavi.
Ti ho chiesto perché avevi scelto me.
Mi hai detto che non lo sapevi,
che era tardi, che volevi tornare a Milano.

E io ho pensato che fosse perché la tua città, da lì, era troppo lontano.

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Architettura Urbana & Riutilizzo Temporaneo

8 marzo 2014 § Lascia un commento

Quest’anno il tema di FilosofArti è quello dell’Agorà.
26per1 ci invita a riflettere sull’utilizzo degli spazi pubblici, sulla loro dimensione artistica e sulla loro funzionalità sociale e urbana.
Siete dunque tutti invitati Domenica 16 Marzo dalle ore 19.00 al Camaleonte di via Ippolito Nievo 27 a Busto Arsizio. Intervengono Shht Magazine e temporiuso.

flyer

Shht Magazine – è una rivista che cerca di mettere in luce gli aspetti nascosti dell’architettura contemporanea urbana. I creatori ci racconteranno come luoghi di esclusione (manicomi, penitenziari) si sono trasformati nel tempo in luoghi di inclusione (spazio socio-aggregativi, aule universitarie) e presenteranno un nuovo numero dedicato questa volta, agli spazi sotterranei.
http://www.shht.eu/
https://www.facebook.com/SHHTeu?fref=ts

temporiuso – è un’associazione culturale che promuove progetti di riuso temporaneo di spazi in abbandono ed è anche una rete di collaborazioni con associazioni, attivisti e ricercatori a scala locale ed internazionale. L’obiettivo è riutilizzare in modo virtuoso stabili abbandonati attraverso progetti temporanei di animazione degli stessi.
http://www.temporiuso.org/
https://www.facebook.com/tempo.riuso?fref=ts

Da una notte

24 maggio 2012 § Lascia un commento

Da una notte

Da una notte ad un’altra
ti ho disimparato

Dormirò
abbracciandomi
da me

Finché morte
non mi separi

(Silvia Mazzini)

Racconto liberamente tratto dall’omonima poesia di Silvia Mazzini

Non era una storia d’amore.
Forse avrebbe potuto esserlo ma ad Eleonora non andava di fissarsi troppo. Voleva restare concentrata su di sé per non apparire sciatta o dimentica delle sue minuzie. Essere in ogni momento così, come lui la immaginava: in questo investiva energie di continuo. Non era bella Eleonora, gli zigomi appesi, la bocca fine, storta come un elastico lasso. Eppure non c’era uomo in città che, vedendola, non si girasse per guardarla meglio.
Posso passare?» il camice arancio di un lavoratore di strada le fece cenno di sì.
Eleonora s’affrettò a raggiungere l’altro lato del viale, scivolò un poco, quasi cadde aggredendo il marciapiede ed entrò nel caffé in salita, sull’angolo dove cominciava il ponte largo della stazione.
«Ore, ore, ore che aspetto e mai una volta che arriva questo maledetto 42!»
Giorgio beveva con foga dalla tazzina.
«E che mi rimane? Ho i piedi che bruciano, Rita, e ‘ste scarpe di cartone gliele tirerei in faccia al sindaco. Guarda un po’, le bucce c’ho al posto delle suole. Ma dove voglio andare, dove vuoi che vada io, loro devono venire, i tram!». Rita non lo guardava, gli faceva segno che era sporco da un lato, zucchero a velo o crema di limone, senza davvero controllare che avesse capito. Allora lui si sfregava la bocca col dito. Poi dava un occhio all’orologio e «sapete che vi dico signori? Che è ora, arrivederci.» Afferrava il cappello teso, puntonato all’attaccapanni; poi se Eleonora lo guardava, si sprecava in riverenze «signorina, mi permetta»; se invece lei non c’era, Giorgio si inchinava a vuoto, così per non perdere il ritmo da gentiluomo che aveva da quando era nato, nel millenovecentoventitré.

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Berlin ways

11 novembre 2010 § 1 Commento

What about Berlin?

Buio pesto, presto.
Biciclette, tante.
Polizia, poca.
Controllori sulla metro, in borghese.
Luci ai lati dei viali, rade.
Luci al neon e a led dei doner turchi, molte e fitte.
Persone, alla giusta distanza.
Persone, strambe, schierate, scure con sorrisi accennati. Sobrie o aggressive.
Traffico e code, inesistenti.
Storia, preghiere a memoria, mantra di allontanamento. Non rimozione.
Repetita iuvant.
Case grandi, calde, alte.
MilchKaffe grandi, caldi, alti.
Locali piccoli. Con i suoni ordinati, la qualità che si tocca e le luci dei club fatte con la cura di un ricamo.
Capelli, corti.
Boschi. Ovunque. Anzi, foreste.
Con i cervi dal finestrino del bus.
E i corvi su due piedi ai lati della Sprea.
Berlino è andata oltre. Come era già oltre negli anni venti. Prima della crisi, splendeva libera. Oltre la modernità. Dinamica e speciale. E ora corre, rilassata e dura, col frenamano amaro del passato, ancora un velo di trucco nero sul viso.

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