Cam To Me | Spazio Asmara

6 gennaio 2017 § Lascia un commento

Lo scorso lunedì 5 dicembre Antonella Marinoni e le Missionarie Laiche di Cam To Me Onlus mi hanno invitata presso lo Spazio Asmara (via Asmara 4, Busto Arsizio) per raccontare cosa significa testimoniare di sé attraverso lo scrivere. Non ho capito subito bene cosa volessero ascoltare e mi sono chiesta se forse io non fossi qualcosa di troppo piccolo e inattendibile (per età ed esperienza) rispetto all’obiettivo altissimo che si erano poste.

Il video che trovate qui sotto (tutti gli incontri di Cam to Me sono documentati e inseriti in quello che è a tutti gli effetti un piccolo archivio di voci) è una chiacchierata destrutturata sul leggere e sullo scrivere, su quello che significa per me – ma questo viene fuori pochissimo perché ho immediatamente perso il centro del discorso – e su quello che ha significato per alcuni degli autori che paiono essersi incastrati nella maglia di quello che penso, dal momento che tornano continuamente quando rifletto sullo scrivere, come se avessero già detto, scritto, fatto tutto. La presentazione è di Piero Tosi, che è un mio caro amico e maestro.

Cam to Me ha un programma fitto e ospiti molto diversi tra loro a cui si chiede di intervenire con una testimonianza propria che rispetti il tema comune stabilito a monte e che in questi mesi è stato: “Oltre ogni precisione, correttezza e perfezione: la testimonianza“. Trovate il programma degli incontri organizzati presso lo Spazio Asmara qui.

Stagione 2016/2017: “Abitare lo Spazio di Mezzo“.
Ciclo: “Oltre ogni precisione, correttezza e perfezione: la testimonianza“.

Info: info@camtome.it
Sito: http://www.camtome.it/
FB: Cam To Me – Spazio Asmara | Public Group
YouTube: Cam To Me – Spazio Asmara | Archivio

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Orientamento

5 febbraio 2016 § 1 Commento

Cercavano di rimandare la necessità di continuare a nutrirsi di pappagalli, la cui carne bluastra aveva un aspro odore di muschio.
«Non importa» diceva José Arcadio Buendia.
«L’essenziale è non perdere l’orientamento.»

[Gabrel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine]

gaga

 

Fiabe

7 aprile 2013 § 1 Commento

Mentre mi preparo per andare a letto, mia madre mi riempie di fiabe. Ne racconta una di seguito all’altra e sono talmente tante che anche quando mi infilo sotto le coperte e chiudo gli occhi faccio fatica ad addormentarmi. Le spaccia per antiche leggende albanesi ma io so che se le inventa lei, così, su due piedi. L’ho capito dai nomi di persona che ci mette dentro: i protagonisti sono sempre Al e Bresha che è il nome di mio nonno. Fatmir è sempre la femmina (si chiamava così un’amica di mia madre che a Valona veniva da noi per insegnarle a cucire) e le strade sono quelle attorno a casa nostra, Via Roma, Via Monte Grappa, Via Cesare Battisti.
È una donna di buoni sentimenti mia madre, sempre lì a compiacere gli altri. Vuoi una fiaba? Ecco vieni che ne ho giusto un paio che fanno per te. Quando ho dato di matto per farmi mandare agli scout lei mi ha rifilato la storia macabra di un bambino di Busto che durante un’uscita con gli scout in Valle Olona aveva incontrato la temibile Fatmir. Fatmir era il fantasma di una maestra, morta ammazzata all’inizio del Novecento. Bresha (così si chiamava il ragazzino) s’è visto la maestra-fantasma venirgli incontro e chiedergli da che parte era il castello; ha detto che si era persa perché s’era allontanata un po’ troppo: da morta poteva camminare per giorni senza sentire la stanchezza. Al che Bresha, che era un discreto velocista, ha fatto dietro front e s’è messo a galoppare verso il gruppo che lo precedeva di una cinquantina di metri. La morale della fiaba di mia madre era che non bisognava star troppo fuori dal gruppo o, peggio, chiudere la fila. Poteva essere pericoloso.

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Slam! (The day after)

21 gennaio 2013 § 2 commenti

Quella di ieri sera, domenica 20 gennaio 2013, è stata una serata importante. Grazie alle parole di molti amici di Migrando la Bottega e alle poesie in musica di Apache 2012, 26per1 ha salutato un luogo importante, che resterà a lungo nell’immaginario di chi in bottega è cresciuto. Per Migrando è tempo di ricominciare e spero possa farlo nel migliore dei modi possibili. (E anche in fretta.)

Migrando è una grande bottega di commercio equo e solidale che ora cerca un nuovo ente che possa prendersi cura di lei e della città di Busto Arsizio come la Cooperativa Elaborando ha fatto fino ad oggi. Avete tempo fino al 31 gennaio per approfittare degli sconti (il 25% su tutto l’artigianato)  e per proporre a Migrando una nuova vita.

Qui sotto trovate il testo che ho letto ieri e che sarà inserito in un ebook scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione 26per1.

Slam@Migrando la Bottega – La prima volta

La prima volta che sono entrata in Bottega era il 2001, era novembre e c’era in corso una guerra.
Sono passata dalla porticina della stanza grande, mi sono tolta il cappello di lana e ho tirato dritto. Avevo sedici anni e una spocchia tanta che era chiaro che non avrei salutato. C’erano due ragazze attorno ad un tavolo, ma non le ho guardate in faccia. Una era seduta su uno sgabello, l’altra le dondolava di fronte appesa al ripiano di legno coi gomiti puntati. Lo so perché le ho intraviste, le posizioni sono cose che uno vede anche se non vuole.
Ho girato subito a destra, nella stanza dove oggi c’è la cassa, perché era lì che nessuno mi avrebbe scocciato chiedendomi se avessi bisogno qualcosa. A destra c’era il tavolo che c’è adesso (forse) e un mucchio di roba di coccio; i cesti, dei campanacci in ferro battuto, le tasche di iuta a penzoloni. C’era da stare attenti a muoversi con lo zaino e i sonagli sparsi in giro.

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L’alba di notte

3 novembre 2011 § Lascia un commento

Ce ne stiamo lì e nessuna sa bene cosa dire. Tra me e te e l’inizio della pista ci saranno sì e no tre metri. Formiamo una sorta di triangolo rettangolo silenzioso. Io, te, la pista. Tre nei in questa luce innaturale piena di rumori. L’alba di notte, sopra la Malpensa, è una bolla che tiene dentro tutto quello che ci sta. Come un ascensore lo inghiotte e avanza. Guardo l’aeroporto come si guarda un UFO, con la stessa superficialità che fa sentire forti, il senso di superiorità vile che sostituisce la pigrizia quando ciò che non si conosce è da molti giudicato inspiegabile.

Ne fanno una malattia gli uccelli, di questa luce. Non riescono a migrare davvero, il bagliore li inganna facendosi credere altro. Il corridoio naturale del Parco del Ticino è sporco di una macchia nuova. Tu hai la felpa illuminata a giorno anche se sono le tre del mattino. È come se ci costruissero una piramide in bagno Elisa, e tu che fai sempre lo stesso percorso dalla camera al bagno te la trovi tra i piedi, cambi la rotta, passi sopra una piastrella su cui prima non passavi e raggiungi la tavolozza. Che sfortuna, non è una buona piastrella quella, è montata male, la via di fuga è stuccata alla buona, non è una piastrella da passeggio, è una piastrella vicino al water. Tanto vicino che chi vuoi che ci passi. Ma tu ci passi sopra e lei alla lunga collassa, si spezza. Per colpa della piramide Elisa, non del muratore. Per colpa dell’aeroporto Elisa, non del riscaldamento globale.

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