A causa dei nostri genitori separati

23 gennaio 2017 § Lascia un commento

A causa dei nostri genitori separati, ci separeremo da quello che siamo. Diremo tutto il contrario di mamma, faremo esattamente come papà.
Rientreremo molto tardi la sera, o molto presto la mattina, e non ci verrà in mente di doverci scusare.
Sapremo sempre cosa dire ai nostri amici.
Saremo saggi, maturi, precoci, vecchi.
A causa dei nostri genitori separati, impareremo con anticipo cosa significa compiacere, negoziare, soprassedere, solitudine.
Sapremo cosa intendono i nostri amici quando ci diranno di sentirsi in dovere di compiacere qualcuno, di negoziare al ribasso, di soprassedere a qualcosa per non creare guai. Ma soprattutto, sapremo esattamente cosa provano quando diranno di sentirsi soli.
Ci chiederanno di fare qualcosa.
Ma noi non sapremo cosa fare, perché a causa dei nostri genitori separati ci siamo sempre sentiti soli e non abbiamo mai pensato che fosse una condizione di cui potersi liberare.

Cominceremo a pensare – soltanto allora, soltanto grazie ai nostri amici – di poterlo fare. Di poterci sbarazzare della solitudine.
E sarà questa, per noi, la prima tappa di una lunga adolescenza.
Che a suo tempo, a causa dei nostri genitori separati, si era mescolata agli anni precedenti e agli anni successivi.
Metteremo tutte le nostre forze in una gerla. Ce la caricheremo sulle spalle, cominceremo a camminare. Le nostre forze si esauriranno. La solitudine resterà. Ci faranno male i muscoli delle gambe per tutto lo spazio percorso. Invidieremo le oche che migrano in gruppo. Ci fermeremo a guardarle, una sera che le bretelle della gerla ci avranno inciso le spalle fino a lasciarci il segno.
Sopraggiungerà la notte. Guarderemo le stelle, ci sentiremo banali, ci sentiremo degli archeologi più che degli astrologi, invece del futuro ci sorprenderemo a cercare il passato, l’inizio del tempo in una stella morta.
Un insetto ci farà il solletico ad entrambe le caviglie.
Ci diremo che non è possibile – ad entrambe le caviglie, contemporaneamente – che non è possibile sbarazzarsi della solitudine.

Ebbene.
Grazie ai nostri genitori separati, l’avevamo intuito.
L’avevamo provato. Avevamo sempre mal di pancia. Chiedevamo a chi ci era vicino se poteva, solo per un attimo, ascoltarci la pancia.
Questo accadeva molto tempo fa, quando eravamo saggi, maturi, precoci, vecchi e chiamavamo la solitudine mal di pancia.

Torneremo dai nostri amici.
Diremo loro grazie di averci chiesto di fare qualcosa.
All’improvviso ci sentiremo soli, ma sapremo di esserlo tutti quanti insieme.

3513_06[Io e mio fratello a Londra separati da un vetro]

Cam To Me | Spazio Asmara

6 gennaio 2017 § Lascia un commento

Lo scorso lunedì 5 dicembre Antonella Marinoni e le Missionarie Laiche di Cam To Me Onlus mi hanno invitata presso lo Spazio Asmara (via Asmara 4, Busto Arsizio) per raccontare cosa significa testimoniare di sé attraverso lo scrivere. Non ho capito subito bene cosa volessero ascoltare e mi sono chiesta se forse io non fossi qualcosa di troppo piccolo e inattendibile (per età ed esperienza) rispetto all’obiettivo altissimo che si erano poste.

Il video che trovate qui sotto (tutti gli incontri di Cam to Me sono documentati e inseriti in quello che è a tutti gli effetti un piccolo archivio di voci) è una chiacchierata destrutturata sul leggere e sullo scrivere, su quello che significa per me – ma questo viene fuori pochissimo perché ho immediatamente perso il centro del discorso – e su quello che ha significato per alcuni degli autori che paiono essersi incastrati nella maglia di quello che penso, dal momento che tornano continuamente quando rifletto sullo scrivere, come se avessero già detto, scritto, fatto tutto. La presentazione è di Piero Tosi, che è un mio caro amico e maestro.

Cam to Me ha un programma fitto e ospiti molto diversi tra loro a cui si chiede di intervenire con una testimonianza propria che rispetti il tema comune stabilito a monte e che in questi mesi è stato: “Oltre ogni precisione, correttezza e perfezione: la testimonianza“. Trovate il programma degli incontri organizzati presso lo Spazio Asmara qui.

Stagione 2016/2017: “Abitare lo Spazio di Mezzo“.
Ciclo: “Oltre ogni precisione, correttezza e perfezione: la testimonianza“.

Info: info@camtome.it
Sito: http://www.camtome.it/
FB: Cam To Me – Spazio Asmara | Public Group
YouTube: Cam To Me – Spazio Asmara | Archivio

Due epigrammi di Elio Pagliarani in omaggio al Referendum

4 dicembre 2016 § 3 commenti

Due epigrammi di Elio Pagliarani in omaggio
al Referendum, all’Italia nostra tutta, e alla sua Costituzione.

Omaggio alla salma di Fidel Castro
(1)

Voglio fare da grande
il pedone giurato

con il mitra di Stato
sparare alle gomme.

e (2)

Non so se avete capito:
siamo in troppi a farmi schifo.

Grazie Elio, Carolina.

[Da: E gli eccetera di un contemporaneo]

Dimenticati

6 novembre 2016 § Lascia un commento

Mio padre è in servizio militare ad Albenga. È una mattina di febbraio, centinaia di ragazzini sfilano con il basco e lo sguardo fermo, guardano in direzione del fotografo che appostato sul lato destro sfrutta forse il balcone di un cittadino gentile. Mio padre è tutto a sinistra, quasi in primo piano; chiude la terza fila a partire dal fondo della foto, accanto a lui c’è un ragazzo più basso, con il mento sfuggente. Tutti gli altri lo superano in altezza. È un giovane uomo, esile, le labbra socchiuse, gli occhi fermi, grandi, se fossimo a teatro diremmo che ha assunto un’espressione radiale. Attorno, il 1975 s’intuisce negli abiti sciancrati di mia madre che lo osserva da un lato della strada, nei baffi folti degli astanti ammassati sull’unico marciapiede ritratto, nella magrezza dei loro visi, nel cielo spoglio, nella provincia a festa. Le caviglie fini e leggermente storte di mio padre non si vedono, ma io so che sono là sotto, nascoste dalla divisa scura. Lo so perché sono come le mie. E quando infilo i tacchi e poi li tolgo, penso alle cose di lui che non conosco e che sono lì, alla luce e al buio, e che mi sfuggono e ritrovo tra le pieghe della pelle.

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Sulla ruota di qualcun altro

23 ottobre 2016 § Lascia un commento

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Laddove io finisco è lì che cominci tu
dovremo tenerne conto
anche quando ci sembrerà di perderci
e saremo felici
e saremo disperati
perché ci si perde soli
e soli si ricomincia
nello spazio per poterlo fare
alberga tutta la speranza
che abbiamo puntato
sulla ruota di qualcun altro.

Più degli altri

19 settembre 2016 § Lascia un commento

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Al tuo funerale c’era il gonfalone del Comune. Non so se l’avresti voluto, comunque c’era. C’erano anche alcuni già visti di cui non ricordo i nomi, né i luoghi che li contornano al solito; ma ho avuto la sensazione che tu quelli non li avresti voluti. Mentre ero là e il prete parlava, la testa mi andava da molte parti. Ho pensato che la tua bara era grassa e grossa e che ti avevano fatto il funerale nella chiesa vicino al cimitero perché grasso e grosso com’eri facevano troppa fatica a portarti altrove. Pensavo queste cose mentre si diceva bene di te, mentre dicevano che eri un uomo di grande cultura e di grande umanità; ho pensato che tua figlia ha i tuoi stessi occhi e che negli ultimi anni parlavi a lungo e saltavi da un argomento all’altro e non si capiva bene dove volessi arrivare perché iniziavi a metà e non finivi, lasciavi sottinteso, ed eri certo che io capissi. Ho pensato alle tue sigarette più lunghe di quelle che fumano tutti: ti lasciavano più tempo per parlare, anche se gli altri il tempo non ce l’avevano. Ho pensato a tutti quei piccoli pezzetti di sigaretta lunga, in fila uno vicino all’altro, a formare un bruco di solitudine; al tempo speso a finirle da solo. Mi sono persa la bara che usciva, ho seguito la massa, non ho salutato quasi nessuno. Sono salita sulla mia auto e ho pianto.

 

Sopravviveremo

27 agosto 2016 § Lascia un commento

Sopravviveremo, noi, alla poesia e alla delusione. Le guarderemo schermandoci dal sole, con le mani che tremano a ogni battito.

Sopravviveremo, noi, alla poesia dell’amore altrui. La giudicheremo di fretta, come qualcosa che non ci riguarda.

Sopravviveremo, noi, anche alla poesia del nostro amore. La riconosceremo tardi, diremo di averlo sempre saputo.

Finché un giorno la delusione sará tale che soccomberemo al buio. Non diremo niente, aspetteremo soltanto.

Sfregando le lenti degli occhiali con la parte più dolce di cui siamo vestiti, aspetteremo soltanto che la poesia sia abbastanza.

Per sentirci di nuovo al sicuro.