Essere matita

26 luglio 2017 § Lascia un commento

Quando io e Giò andiamo in montagna ci raccontiamo molte cose. In particolare, lui cerca di distrarmi con degli haiku come, ti piacerebbe essere un ragno peloso? Oppure, vita in 3D secondo Giovanni: Desiderio, Discernimento, Decisione. Mentre io vomito il salamino di cinghiale a quaranta minuti dalla Bocchetta del Lupo, lui registra messaggi telefonici e intervista i passanti. Dice di essere di Radio Orobie, estorce informazioni preziosissime a certi Mastri Casari Minorenni che si incontrano solo in montagna. Quando arriviamo al rifugio, sembriamo dei disperati. Beviamo una o due birre e facciamo battute sessuali spinte, senza motivo. La gente è in imbarazzo perché parliamo con un tono di voce da comizio; quando ce ne accorgiamo saliamo e facciamo la doccia fredda perché di scendere un gradino di più per chiedere il gettone al bar è fuori discussione. Poi, mentre ci asciughiamo davanti allo specchio, io mi stacco i peli biondi dal mento con le mani e dico che stare all’aria aperta ravviva i bulbi e il mio maschile, lui dice se ho io il sapone da bucato.

Radio Orobie – Donne e camosci

La sera ci spacchiamo di scopa d’assi. Io perdo sempre, a un certo punto propongo di giocarmi le 4 birre che ho appena perso: se vinco me le abbona, se perdo diventano 8. Giò è preoccupato, mi propone di giocare senza punti, se vinco sono brava, se perdo devo scrocchiarmi tutte le dita dei piedi. Una noia pazzesca. La sera mi scrocchio i piedi ma le mie dita non funzionano come le sue. Andiamo a letto. Ci viene in mente il titolo di un libro, diciamo dovresti leggerlo questo; ci viene in mente una poesia, diciamo è per questo che facciamo gli insegnanti. La poesia non ce la ricordiamo, ma ha a che fare con il tramontare del maestro. Non la cerchiamo su Google. Otto giorni dopo, quando saremo a casa, ci ricorderemo di rileggerla.

Essere matita è segreta ambizione
bruciare sulla carta lentamente
e nella carta restare
in altra forma suscitato.
Diventare così da carne segno,
da strumento ossatura
esile del pensiero
ma questa dolce
eclissi della materia
non è sempre concessa
c’è chi tramonta solo col suo corpo
allora più doloroso ne è il distacco.

[Valerio Magrelli]

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