Soldi

10 aprile 2017 § Lascia un commento

Avevo un mucchio di soldi da ragazzina. Li racimolavo con le ripetizioni e con un certo commercio per corrispondenza; andavano a ingrossare il gruzzolo dei Mercanti in fiera di Natale, lo stesso dei denti, della comunione, della cresima, del compleanno, della volta che ero andata a trovare la zia Antonietta a Brinzio. Con quei soldi, a quindici anni avevo cominciato a comprare un giornale di musica che usciva di martedì e lo smalto nero. Prima però, oltre all’abbonamento a Topolino di cui mio padre s’era fatto promotore e che da scelta iniziale s’era presto trasformato in dipendenza e poi subito in un problema di stoccaggio, avevo investito in numerosi altri abbonamenti: quello a Cip & Ciop – che interruppi bruscamente sul finire della prima media – e quello a Hurrà Juventus un giornalino che credevo di second’ordine e che oggi scopro essere il trimestrale ufficiale della Juventus.

Ciò che mi interessava in entrambi i giornali – e che, ahilui, Topolino non soddisfaceva appieno – erano la sezione di posta (Cara Cindy in Cip & Ciop) e quella di compro e scambio nel più adulto HJ. Cindy pubblicava le lettere dei lettori per intero e rispondeva loro in modo un po’ affettato per i miei gusti, ma puntuale; c’era spazio per al massimo due lettere per numero e gli argomenti non si allontanavano molto dalle storie a fumetti dei numeri precedenti: si proponevano finali alternativi, si chiedevano anticipazioni. Dopo qualche mese mi resi conto che eravamo in pochi a leggere Cip & Ciop. Ne era prova il fatto che un numero su tre pubblicava una mia lettera e che una certa Nadia N. teneva il mio stesso passo. Quando scrissi a Cara Cindy se poteva fornirmi l’indirizzo di Nadia N. così da sgravare il giornale e permettere ad altri di essere pubblicati, Cindy non solo smise di pubblicare le mie lettere, ma non pubblicò più nemmeno quelle di Nadia N. Fu un brutto momento. Non sapevo con chi arrabbiarmi, avrei voluto sfogarmi con Nadia N. e non poterlo fare mi mandava in bestia. Dovetti convincermi che Nadia N. fosse la madre di qualcuno: questo avrebbe anche spiegato il fatto che le lettere di Nadia N. erano sempre lettere interessantissime, che Cindy apprezzava e pubblicava perché davano lustro alle sue storie. Ma c’era dell’altro. Cominciai a pensare che Nadia N. fosse la stessa Cindy che approfittava della sua stessa rubrica per spiegarsi meglio o lodare certe storie che, oltre a Cip e al più in carne Ciop, avevano lei come co-protagonista. Mi venne l’emicrania: era una congiura contro gli undicenni, peggio, contro i loro genitori che storditi dal caos di Tangentopoli investivano i loro soldi in settimanali, mensili, trimestrali Disney sapendo che in quel modo non avrebbero fatto male a nessuno. Ebbene, non avrei abboccato. L’avevo fatto per troppo tempo. Troncammo i rapporti, andai al campo scout a Maccagno. Fu lì che scoprii che oltre al calcio giocato c’era dell’altro.

Una volta a casa, ammassai tutte le energie a comprendere i meccanismi del fantacalcio, e non ero l’unica: la sola 2° A della Scuola Media Biagio Bellotti contava quattro giocatrici femmine, oltre al gruppo maschi che aveva fatto la squadra già nel gennaio dell’anno precedente. Fu così che approdai a HJ. Finalmente un giornale adulto. La sezione compro e scambio di Hurrà Juventus prese a occupare tutti i pomeriggi che non andavo a ginnastica artistica: lì sopra avevo una corrispondenza fitta con moltissime persone, perché lì sopra lo spazio per le lettere dei lettori era di quattro pagine. E gli indirizzi erano in chiaro. Uomini e donne, di cui ignoravo l’età, appassionati collezionisti, feticisti del campetto. Via lettera acquistavo foto di Del Piero giovanissimo che scendeva dal pullman nel parcheggio del Delle Alpi per cinque mila lire inseriti direttamente in busta. Le rivendevo a scuola, dicendo che le avevo scattate io. Con i soldi che guadagnavo compravo i fantasisti, o gli attaccanti di riserva al fantacalcio della Gazzetta. Mi valsero Edmundo, Francesco Moriero e due vittorie di campionato consecutive. Era facile per una dodicenne, a metà degli anni Novanta, fare un mucchio di soldi.

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