Il giorno del giudizio

16 febbraio 2017 § Lascia un commento

PERSONAGGI:
Ivonne, 15 anni
Nina, 12 anni

SCENA I

Francia del nord. Regione della Somme. 1915. Giorno. Cortile di casa di Ivonne e Nina.

Ivonne e Nina sono sorelle. Hanno quindici e dodici anni. Sono in cortile e sono sole. Ivonne immerge un pollo in una pentola d’acqua bollente. Nina la osserva seduta su una cassapanca di legno. Le sue gambe non toccano terra. É a piedi nudi.

IVONNE: Questa sera lo zio cena con noi. Tu! Faresti bene a non farti trovare con le mani in mano. (tra sé) Con tutto quello che c’è da fare.

Nina osserva il fumo salire dalla pentola.

IVONNE: (sospirando) E scendi dalla cassa se non vuoi che ti ci chiuda dentro.
NINA: Come coi morti?
IVONNE: Scendi e infilati le scarpe.

Nina scende dalla cassapanca con un salto. Raccoglie un sasso e lo nasconde. Dà le spalle alla sorella e fissa la cassapanca.

IVONNE: Mi hai sentita?
NINA: Dici sempre le stesse cose.
IVONNE: Infilati le scarpe.
NINA: Non ci starebbe un uomo in quella cassa. Un bambino sì. Un bambino ci starebbe anche largo. Ma un uomo adulto dovrebbe essere magro e molto molto basso.
IVONNE: Per questo nella cassapanca ci mettiamo la legna, Nina. Le scarpe!

Nina si volta verso la sorella. Lancia il sasso nella pentola piena d’acqua bollente. L’acqua schizza contro Ivonne. Ivonne balza indietro. Il pollo affonda nell’acqua.

IVONNE: Per la miseria!
NINA: (sibilando) Shh. Ti ho vista.

Ivonne è furiosa. Si riavvicina alla pentola senza guardare in faccia la sorella. Acchiappa il pollo e lo appoggia sul ripiano accanto alla pentola, pancia all’aria. Comincia a spiumarlo con veemenza. Nina viene verso di lei. Quando è abbastanza vicina, si alza in punta di piedi per parlare nell’orecchio di Ivonne.

NINA: (sempre sibilando) Non ci starebbe uno dei tuoi soldati lì dentro. Né vivo né morto. Dovresti tagliargli le braccia, ma lo sai che non basterebbe. Dovresti tagliargli anche le gambe per farcelo stare tutto. Ma poi come farebbe a scappare? Tagliargli la testa. Ecco. L’avresti morto, certo. Ma basterebbe aspettare il giorno del giudizio, sperare che la sua anima non sia così stupida da andarsene sola, dimenticandosi del corpo. Una gamba o un braccio, quelli sì che si dimenticano. Ma la testa no Ivonne, le anime, dice lo zio, sono il pensiero quando è puro.

Ivonne, infastidita, scosta la testa da Nina come per scacciare una mosca. Continua impassibile a spiumare il pollo. Nina appoggia entrambe le mani sulle spalle della sorella.

NINA: (sempre sibilando) Ti ho vista a letto con lui, mentre lo abbracciavi. Gli hai detto qualcosa da dietro il collo. (pausa) Così.

Ivonne spazza via con una gomitata tutte le piume dal ripiano, si volta e guarda negli occhi Nina. Nina arretra.

NINA: (urlando) Ti ho sentita!
IVONNE: Taci!
NINA: Mentre gli dicevi di tagliarsi un braccio!
IVONNE: Non sai di cosa parli.
NINA: Mentre gli dicevi che l’avresti aiutato!
IVONNE: Ma che ne sai tu di soldati?
NINA: So di tutti i soldati a cui lo dici. Ne ho visto un altro. La scorsa primavera. L’ho visto provare a tagliarsi una gamba da solo davanti ai tuoi occhi.
IVONNE: (con la voce spezzata) Le gambe non le taglio.
NINA: C’era tanto sangue che avresti potuto riempirci una botte.
IVONNE: Sei ancora una bambina.
NINA: Gli hai cosparso il petto di sale. Sapevi che non l’avresti seppellito.

Ivonne dà un calcio alla pentola d’acqua bollente. L’acqua si rovescia a terra. Raggiunge i piedi nudi di Nina e gli zoccoli di Ivonne. Nessuna si muove.

NINA: Senza sepoltura non c’è giorno del giudizio. L’hai preso a calci fino alle scale. L’ho sentito rotolare fino in cucina.
IVONNE: Sai quanto pesa un uomo?
NINA: Quanto una bara piena di legna.

Nina apre la cassapanca e guarda dentro.

IVONNE: Le gambe non le taglio. Su una gamba sola non possono andarsene di qui. Con le braccia è diverso. Senza braccia sono soldati solo a metà, ma restano uomini. Lo faccio a tutti quelli che me lo chiedono.
NINA: Lo fai anche a quelli che non te lo chiedono. A quelli che dormono con te.

Ivonne afferra un coltello e incide la pancia del pollo glabro.
Nina estrae un pezzo di legno dalla cassapanca, poi un altro. Li accatasta come a formare una pira su cui alla fine appoggia la pentola. Ivonne intanto fa a pezzi il pollo.

IVONNE: É successo solo una volta. Non volevo che lui morisse ammazzato. Volevo che tornasse da me.
NINA: Lui non te l’ha chiesto. Alcuni preferiscono morire ammazzati piuttosto che tornare da te.
IVONNE: Non lui.
NINA: Quelli che non tornano lo racconteranno. Tutti, nella Somme, sapranno cosa fai. Verranno a prenderti. Ti taglieranno la testa. Toccherà a me e allo zio seppellirti. Aspetteremo per te il giorno del giudizio.
IVONNE: Non lui. Lui tornerà. Sei ancora una bambina.
NINA: (tra sé) Lo dirò io. Lo dirò a tutti. Racconterò quello che fai al nostro paese.

 

SCENA II

scena-ii

 

SCENA III

Francia del nord. Regione della Somme. Dicembre 1916. Giorno. Cortile di casa di Ivonne e Nina. Cadaveri sparsi.

Nina è al centro della scena, accanto alla cassapanca. Scava una fossa per seppellire il cadavere senza testa di Ivonne.

NINA: Lui non è tornato. Ha combattuto tre battaglie. È morto a Verdun, come quasi tutti. (pausa)
Lei lo ha aspettato. Ha visto altri uomini mentre aspettava.
Ad alcuni ha tagliato un braccio. Ad altri solo una mano.
L’ha fatto sempre come se fosse il braccio del disertore. La mano del disertore.
Non ha più tagliato le gambe di nessuno perché non aveva botti dove versare il sangue.
Ha ripetuto, ogni sera, per cinquecento giorni, che il disertore sarebbe tornato.
Lo chiamava disertore ma lui non ha disertato. Ha combattuto lo stesso, con un braccio solo.
Quando l’hanno scoperta mi hanno chiesto se sapevo che Ivonne sabotava lo Stato di Francia. (pausa)
Le hanno tagliato la testa. Io sono andata a vedere.
Lei ha detto: è come se tagliassero la testa del disertore.
Io ho detto: non era un disertore.
Ha combattuto tre battaglie. È morto a Verdun, come quasi tutti.

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