Grazie dei polli, Flannery.

30 gennaio 2017 § Lascia un commento

Per essere un pollo che cresce fino a raggiungere sembianze e dimensioni notevoli, il pavone si affaccia alla vita con un aspetto infausto. Il piccolo ha il colore di quelle grosse e odiose falene che svolazzano attorno alle lampadine nelle sere d’estate. Unici a spiccare sono gli occhi, di un grigio luminescente, e una cresta marrone, che dai dieci giorni di vita inizia a spuntargli sulla testa e rassomiglia prima alle antenne di un insetto, e poi alle penne di un indiano. Nel giro di sei settimane gli compaiono sul collo delle chiazze verdi, qualche settimana dopo il maschio è già distinguibile dalla femmina per il dorso maculato. Quello della femmina sbiadisce gradatamente in un grigio uniforme ed essa assume in breve tempo quello che sarà il suo aspetto definitivo. Anche se sprovvista della lunga coda e di altri ornamenti di rilievo, non ho mai pensato che la femmina del pavone non fosse attraente. Anzi, un paio di volte mi è parsa che lo fosse anche più del maschio, più minuta e raffinata; ma sono momenti di audacia che non durano.

 

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Il piumaggio del pavone impiega un paio di anni ad acquistare la foggia naturale, e per il resto della sua esistenza questo pollo si comporterà come se l’avesse disegnata da solo. Eppure, nei primi due anni di vita lo si direbbe un’accozzaglia di stracci messa assieme da una mano priva di fantasia. Durante il primo anno il petto è marroncino, il dorso maculato, il collo verde come quello della madre, la codina corta e grigia. Nel corso del secondo, il petto diventa nero, il collo color blu regale e il dorso muta lentamente in quel verde e oro che poi conserverà, ma ancora niente coda lunga. Solo al terzo anno, con la piena maturità, conquista la coda. Per il resto della sua vita – e un pavone può campare fino a trentacinque anni – non avrà niente di meglio da fare che curarsela, arricciarla, lisciarla, danzare avanti e indietro dispiegandola, sgolarsi quando gliela calpestano, e inarcarla quando attraversa una pozzanghera.

[Flannery O’ Connor, Nel territorio del diavolo, Minimum Fax, 2003, pp. 26 – 27 ]

Grazie dei polli, Flannery.

Lunedì 13 febbraio e lunedì 13 marzo
leggiamo Flannery O’Connor al Circolo Gagarin.

Tutte le info le trovate qui: https://www.facebook.com/events/640642619472951/

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