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19 settembre 2016 § Lascia un commento

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Al tuo funerale c’era il gonfalone del Comune. Non so se l’avresti voluto, comunque c’era. C’erano anche alcuni già visti di cui non ricordo i nomi, né i luoghi che li contornano al solito; ma ho avuto la sensazione che tu quelli non li avresti voluti. Mentre ero là e il prete parlava, la testa mi andava da molte parti. Ho pensato che la tua bara era grassa e grossa e che ti avevano fatto il funerale nella chiesa vicino al cimitero perché grasso e grosso com’eri facevano troppa fatica a portarti altrove. Pensavo queste cose mentre si diceva bene di te, mentre dicevano che eri un uomo di grande cultura e di grande umanità; ho pensato che tua figlia ha i tuoi stessi occhi e che negli ultimi anni parlavi a lungo e saltavi da un argomento all’altro e non si capiva bene dove volessi arrivare perché iniziavi a metà e non finivi, lasciavi sottinteso, ed eri certo che io capissi. Ho pensato alle tue sigarette più lunghe di quelle che fumano tutti: ti lasciavano più tempo per parlare, anche se gli altri il tempo non ce l’avevano. Ho pensato a tutti quei piccoli pezzetti di sigaretta lunga, in fila uno vicino all’altro, a formare un bruco di solitudine; al tempo speso a finirle da solo. Mi sono persa la bara che usciva, ho seguito la massa, non ho salutato quasi nessuno. Sono salita sulla mia auto e ho pianto.

 

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