Smarrirsi

22 febbraio 2014 § 2 commenti

Negli ultimi mesi ho cambiato un po’ di posti, case, lavori. Basta niente, quando le coordinate cambiano, a far perdere le costanti buone abitudini. Così sto ricostruendo un po’ di quella che l’illuminante (bravissimo) Aleksandar Hemon chiama ne Il Libro delle mie vite: “Geografia dell’anima”. Hemon ci parla del suo tanto obbligato quanto rocambolesco trasferimento a Chicago dalla Sarajevo assediata, ci dice della difficoltà di familiarizzare con «quella cosa abbandonata nello spazio americano» che all’inizio Chicago è per lui.

«Il bisogno di conoscerla fisicamente, di situarmi nel mondo, non era soddisfatto», ci dice «ero metafisicamente sofferente perché non avevo ancora capito come essere a Chicago.» Lo sradicamento di cui parla Hemon è metafisico e fisico insieme: vorrebbe a Chicago quello che ha avuto a Sarajevo, ossia una collocazione umana all’interno di una rete geografica. Ha la necessità di ricomporre quell’infrastruttura personale di contatti umani, «la tua kefana, il tuo barbiere, il tuo macellaio», che definiscono l’identità profonda di ognuno, attraverso la memoria collettiva, le cose che si dicono, che si accumulano negli anni, che stabiliscono il senso di quello che si è stati, collocandoci – nel bene e nel male – ontologicamente e geograficamente.

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Ho letto Hemon con estremo piacere e cercato di tenere salde certe costanti che credo essere parte di me stessa: scrivere per esempio, scoprire nuovi luoghi di letteratura e con loro persone appassionate. Mi sono imbattuta in Crapula e in O Metis una rivista che è una miscellanea di pezzi, diversissimi e coerenti, che a breve sfornerà il secondo numero; ho continuato a leggere (e scrivere per) La Balena Bianca che ormai è diventata grande e autorevole; a dare un’occhiata giornaliera o quasi, alla rivista di Violetta Bellocchio: abbiamoleprove fa commuovere, incazzare, ridere, riflettere.

Poi ci sono cose che qui sopra non ci stanno, perché sono troppo lunghe, perché mi tormentano e le penso troppo ma per poco tempo, perché non ho ancora trovato un posto adatto a loro. E allora oggi che è un bel sabato di primavera, qui sopra ci metto una poesia che ha a che fare con tutta questa storia dell’esserci. Una poesia breve, si intitola Smarrirsi. L’ho scritta il 9 Settembre 2013, di lunedì, nella mia stanza di Vienna seduta su una poltrona di vimini. Smarrirsi dice:

smarrirsi
è ritrovarsi
in tutte le parti

Quella poltrona mi manca molto.

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