Stamattina.

16 dicembre 2013 § 3 commenti

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Oggi è il mio primo giorno da disoccupata. Sono ancora a Vienna, anche se ormai per pochi giorni. Mi sono alzata alle quattro per accompagnare mia madre all’aeroporto, dopo un weekend passato insieme. Sono rientrata prima in treno e poi in metro e in entrambi i casi ho dimenticato di fare il biglietto. E sì che non volevo fregare nessuno. Erano le sette, il sole non era ancora sorto. Mi sono fermata a comprare la colazione per dopo, mezzo litro di latte alla vaniglia, che è esattamente come ve lo immaginate. Un croissant con delle noccioline: il signore dietro il banco dei dolci ha capito male e me ne ha dati due. Ho pagato 4 euro e 90. Tanto avevo i soldi risparmiati dai biglietti.

Fuori cominciava a fare chiaro, ma si capiva che era una di quelle giornate che resta lì, in cui la luce non ingrana. Ho attraversato il cortile del palazzo dove abito. C’era un piccione sullo scalino, accanto al portone delle scale, che è di legno pesante e resta sempre aperto. Era grigio, il piccione, dello stesso grigio che c’era a terra e sui muri. Il crepitare della carta delle brioches deve averlo infastidito perché nonostante abbia evitato di mettere il piede su quello scalino, lui si è spostato lo stesso. Ha svolazzato mezzo metro più in là, con quel modo sguaiato da pollo che hanno i piccioni di svolazzare. Mi sono girata e l’ho guardato. Ho sentito sul viso che la nebbia saliva lentamente, e che la sciarpa non bastava più. Ho spinto il portone, salito due rampe di scale e sono rientrata.

In casa la luce era poca, blu. Dormivano tutti. Sono andata dritta nella mia stanza che odorava di fumo. Ho aperto la finestra e sono rimasta lì ad aspettare lo spiffero. Ho bevuto il latte alla vaniglia dal cartone, quasi tutto. Avevo sullo stomaco la cena del giorno prima, i crauti, l’arrosto di maiale. Ho pensato che il latte potesse servire. Ho richiuso la finestra e mi sono sdraiata sul letto. Sul cuscino c’era l’odore di mia mamma. Ho cambiato cuscino, l’altro non aveva odore; quando l’odore è il proprio si fa fatica a riconoscerlo. Accade con un sacco di cose che riguardano se stessi.

Ci ho messo un po’ ad addormentarmi. Una mezz’ora. Mi sono venuti in mente un mucchio di film durante quella mezz’ora: lucine da una parte e dall’altra di una catena montuosa scura. Era tutto blu, come dopo i tramonti al mare. C’ero io che non capivo bene i dialoghi perché ero obbligata a seguirli in inglese. E avevo le montagne davanti, non riuscivo a vedere le luci. Nel sogno capivo le cose importanti. Guardavo un attore e mi dimenticavo che stava parlando, lo guardavo e basta e mi dicevo però, che attore questo. Mi sono addormentata, veramente grata per quello spettacolo, un po’ film e un po’ paesaggio. Alle undici, quando mi sono svegliata era di nuovo il mio primo giorno da disoccupata. Con gli stessi crauti sullo stomaco e la stesso bisogno di un paesaggio a cui essere grata.

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§ 3 risposte a Stamattina.

  • holgamydear ha detto:

    Il mio primo giorno da disoccupata l’ho passato a letto con la febbre.
    E’ sempre bello leggerti, specie ora che mi manca un po’ tutto di Vienna. 🙂

    • opzioniavariate ha detto:

      Hey bionda(piccola), oggi io e Claudia siamo andate al big cimitero col tram 71. Claudia faceva battute del tipo It would be graved if, io ho trovato un topo morto, ghiacciato, a braccia e mani aperte, gli ho dato un calcetto ed era leggero come il sughero. Ursula diceva che c’erano uccelloni e bambi. Visto niente, a parte il topo. L’ultima sera ti ho mandato un sms di convenevoli, con anche le istruzioni per arrivare alla metro, ma devo averlo mandato sul telefono tedesco o quello italiano o non so dove. Al cimitero ho fatto un filmino col tuo rullino. Peccato sia finito prima che incontrassi il topo. Non farti buttar giù da niente. Vengo a trovarti presto che io se sto ferma smetto di respirare. Hugs.

      • holgamydear ha detto:

        Non ho ricevuto il messaggio, infatti. E la cosa bella è che non trovo più nemmeno la scheda tedesca, chissà dove l’ho infilata. Non vedo l’ora di vedere il filmino. T’aspetto a Berlino. Hugs!

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