Scrivere degli altri, confonde.

30 luglio 2013 § Lascia un commento

Mai seppe esattamente se la rivelazione venne in quel momento o più tardi, dopo aver fatto l’amore con Ofelia mentre fumavano seduti sul letto guardando una piccola stella verde alta nella finestra. L’invasione, se la si poteva chiamare così (ma il suo vero nome o natura non importavano), forse coincise con la prima fase della conferenza, redatta velocemente fino a un punto in cui si era improvvisamente interrotta, e sostituita, cancellata da qualcosa che era come un vento che le toglieva di colpo ogni significato. Il resto era stato un lungo silenzio, ma forse tutto era già chiaro quando scese le scale, chiaro e non ancora formulato, pesante come un mal di capo o un principio di influenza. In modo inafferrabile, in un momento indefinibile, il peso confuso, il vento nero erano diventati certezza: la Vita era falsa, la storia di Claudio Romero nulla aveva a che vedere con ciò che aveva scritto. Senza alcuna ragione, senza prove: tutto falso. Dopo anni di lavoro, di testi consultati di piste seguite, di eccessi personalistici volutamente evitati: tutto falso. Claudio Romero non si era sacrificato per Susana Marquez, non le aveva restituito la libertà a spese della propria rinuncia, non era stato l’Icaro dai piedi di miele di Irene Paz. Come nuotando sott’acqua incapace di tornare in superficie, flagellato dal fragore della corrente negli orecchi, sapeva la verità. E ciò non era ancora tortura sufficiente; dietro, più in basso ancora, in un’acqua ormai fango e immondizia, si trascinava la certezza di averlo saputo fin dal primo momento. Inutile accendere una sigaretta, pensare alla nevrastenia, baciare le delicate labbra che Ofelia gli offriva nell’ombra. Inutile speculare che l’essersi eccessivamente consacrato al suo eroe poteva provocare quella momentanea allucinazione, quel rifiuto per eccesso di abbandono. Sentiva la mano di Ofelia accarezzargli il petto, il calore intermittente del suo respiro. Inspiegabilmente si addormentò.

[Julio Cortázar, I passi sulle impronte in Ottaedro, Einaudi, 1974.]

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