Il cricket è una forma a priori

18 ottobre 2012 § Lascia un commento

Il parco di via Frate Enrico Gorletta ha un campo da calcio sintetico verde scuro che alle undici di mattina sembra più chiaro per colpa della luce, e puzza sempre di sudore.
Sono in tre pakistani a giocarci a cricket: dal balcone del sesto piano sono tutti uguali, grigi, bassi, dodicenni.
Ce n’è uno più smilzo degli altri che si muove velocemente. Il capo invece ha movenze lente e la sua voce e i segni che fa con le braccia sono lenti come lui. Gli basta un cenno e lo smilzo torna al suo posto, in porta. Saltella col palmo appoggiato al palo, sente freddo, mette la mano in tasca, la tira fuori, la appoggia di nuovo al palo. Non sa stare fermo, soprattutto ora che è uno di quei momenti morti un cui il capo parla lento e il gioco indugia. Ma lo smilzo conosce bene le regole del cricket e sa applicarle anche in un campo da calcio. Quando il capo parla, lo smilzo tace.
Ogni tanto i tre fanno merenda. Danno un morso a qualcosa e lo rimettono sulle assi di legno della panca inchiodata a terra alla destra del campo, oltre la linea d’erba finta, sul linoleum della pistarella da corsa.
Le foglie a terra sono poche, soprattutto marroni, sono foglie di ippocastano. I ricci vuoti dal sesto piano non si vedono, sono ippocastani dai ricci sempreverdi e sempre attaccati ai rami.
L’aria puzza di bruciato perché adiacente al parco c’è una casa di corte bassetta dove abitano due famiglie rom. Si vede il fumo scuro che sale e pende da un lato come le penne stirate dei colombi; qualcuno sta bruciando della carta con dei gommini o forse del tetrapak perché l’odore ha dentro qualcosa di doloroso per l’essere umano.

La maglietta arancio di Francesco è appoggiata malamente sul tavolo della cucina: ha le pieghe rigide perché in casa abbiamo finito l’ammorbidente. Il cotone di bassa qualità lavato senza ammorbidente prende una forma squadrata che spezza l’aria. Una volta a contatto con la vita umana che è calda e rassicurante, le pieghe scompaiono.
Il cricket non è un gioco che si vede. A pensarci bene nessun gioco si vede. La mazza è larga come la coda di un procione e la pallina si immagina. Solo i giocatori si sa sempre dove sono.
La gomma bruciata ha un odore forte, facilmente riconoscibile. Nonostante tanta evidenza nemmeno l’odore della gomma si vede.

Le foglie che cadono non si sentono, cadono da alberi più bassi del mio balcone. Di continuo senza che io me ne accorga. Una partita di cricket in un parco può durare settimane, senza che la si veda.
Il corpo trasforma la rigidità in morbidezza attraverso il movimento. L’odore cattivo si infila in posti che non si conoscono, per questo è cattivo.

I muri della cucina, prima che li imbiancassimo, avevano addosso l’odore di qualcun altro.

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