Hai presente dove c’era Blockbuster?

20 agosto 2012 § 2 commenti

Sono tornata a casa dopo due settimane di vacanza e ho visto che sotto l’insegna del fu Blockbuster è riapparsa la vecchia insegna della Coop. Me l’ero dimenticata, credo siano passati almeno dodici anni da quando piazza Manzoni ha cominciato ad essere la piazza del Blockbuster. Ho dato infinite indicazioni stradali basandomi su “hai presente Blockbuster?; dunque, al semaforo di Blockbuster…; se lasci Blockbuster sulla sinistra..” ed ora basta, mi si risponderà di no o con un incerto e deludente “aspetta dov’era Blockbuster?”.

Fa sempre un certo effetto assistere al cambiamento delle cose che disegnano l’intorno in cui siamo sempre vissuti. È come se cambia qualcosa di te, qualcosa che ti ha condizionato involontariamente per anni. Poi, a cambiamento avvenuto, si scivola in quel limbo senza tempo, in quella transizione incerta durante la quale riaffiora un passato che resta lì, fermo a guardarti come avrebbe fatto dodici anni prima, durante l’epoca che gli competeva, senza arrogarsi i vanti dei tempi degli altri.

La Trilogia Sporca dell’Avana, di P. J. Gutiérrez, pubblicata in versione completa nei tascabili di e/o, nell’obsoleto 2006 è uno di quei libri che ti lasciano nuotare in questo mare transitorio per 400 pagine. L’autore fa a pezzi la Cuba di Castro, e indaga senza volerlo sui bisogni primari dell’uomo e sull’impossibilità di soddisfarli in maniera civile. Il sesso, lungi da essere il diversivo del weekend, è un narcotico che tiene occupati e distrae, dall’acqua che manca e il bagno intasato di merda. La sopravvivenza un mestiere da imparare prestissimo, l’autostima il solo motore per volersi bene e vivere più a lungo degli altri.

Gli anni della crisi cubana, dal 1994 in poi, sono narrati dalle quinte del palco, dietro i muri fatiscenti degli edifici novecenteschi affacciati su un Malécon maledetto. Appaiono come tante finestre in bilico tra due inferni, quello dei solar sovraffollati e malsani e quello della strada, luogo eletto della paura e unica speranza dove sopravvivere e cercare fortuna.

Pedro Juan è scrittore e protagonista della sua Trilogia. Tre parti che annaspano e scivolano sempre più verso il fondo, e che solo a sprazzi, nella terza parte del libro, si spostano da loro stessi per guardare in un’altra direzione. I racconti restano violenti ma sembrano ripulirsi dalle scorie che l’autore semina impotente, in ogni pagina. Il biografismo e la miseria lasciano dunque uno spazio flebile per altri protagonisti; la santerìa che tutto spiega e tutto ricopre di polvere magica, consola e obbliga ad essere creduta.

Una transizione che si inzacchera di fango e che si dichiara subito condannata, come in queste parole che dopo cento pagine costringono il lettore a fare pace con l’andrà tutto bene dei drama made in Usa.

«Un giorno ho riletto le sue lettere e i suoi libri. Era così. Come un pendolo. Andava e veniva. A volte rileggevo i vecchi scritti e sentivo che il tempo aveva influito su di me: ero più solo. Tutti, a poco a poco, restiamo più soli. Lungo la strada rimanevano le donne che ho amato. I luoghi dove sono stato felice. I figli che se ne vanno. Gli amici. Tutto quello che ho avuto e che ho perso. E quello che avrei voluto conservare, ma che ho buttato via. E mi sorprendevo a scrivere come se fossi giunto al capolinea. E Dio non mi aiutava a togliermi quel peso dal cuore e ad accettare le cose così come stavano

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§ 2 risposte a Hai presente dove c’era Blockbuster?

  • Jacopo ha detto:

    La critica più dura e pungente nel merito del fallimento della dittatura castrista è e rimane ‘Prima che sia notte’ di Reinaldo Arenas. Da questo scritto autobiografico, se non mi sbaglio, hanno realizzato anche un film estremamente apprezzato dalla critica.

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