Altrove

12 marzo 2012 § Lascia un commento

I binari filano dritti come le code dei gatti, girano rettamente senza che il vagone si curvi. Alcuni lo fanno cauti, come per timore di cambiare idea all’ultimo istante, per la moglie a casa o i pensieri altrove. Altri lo fanno decisi, hanno una sorta di autostima che permette loro di non pensare alle conseguenze. Certi treni danno la nausea a chi, mal seduto, proteso al finestrino, s’aspetta di curvare, prima o poi. – Ha forse già curvato? – chiede l’impaziente – e non me ne sono accorto? – ribadisce preoccupato. Pochi gli rispondono perché il treno è un affare galante, che solo gli amanti di un rischio sottile possono comprendere e quindi godere. Certo è, che un treno non curva, che un binario curva di rado, che di vagoni ricurvi non ne ricordo. Così accade che ogni volta che salgo, controllo il convoglio, domando, questiono, ritardo più che posso il momento del salto. E quando sorpasso la fessura buia, taglio retto tra la terra e il treno, lo faccio con la certezza che lascio le storture del mondo per la durezza cristallina di un cammino diritto. E abbandono la mente al suo moto oscillante, ogni volta difforme, ogni donna è diversa.

Sai l’amore a che serve se non sei un uomo galante? A fare dei tuoi cocci, un vaso di pianti.

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