Milano-Novara. Dialogo sopra i massimi sistemi.

27 febbraio 2012 § Lascia un commento

T-Poniamo che il sale non si chiami in quel modo perché siamo prima di Aristotele.
G-Aha.
T-Ecco, quel sale è lo stesso sale che ora chiami sale oppure no? Voglio dire, il cloruro di sodio restava cloruro di sodio anche quando nessuno lo chiamava così?
G-Possibile.
T-Ecco vedi. Allora quel sale è la Verità, concretamente il vero. Il realismo della Verità.
G-No, guarda Tia, non sono d’accordo. Qual è il contesto di riferimento di questa cosa che chiami sale? E perché si è deciso di chiamarla sale? È l’accordo della comunità scientifica che fa del sale il sale, non la semplice esistenza di un elemento che qualcuno ha casualmente cominciato a chiamare sale.
T- No, aspetta. Stai confondendo le cose, Giamma. Una cosa è il valore di verità logico, una cosa è concretamente il vero, l’esistente.
G-Confondendo un cazzo, Tia. Se il sale è sale, è perché qualcuno in quel contesto ha deciso che il salgemma che si estrae dalle cave va chiamato in quel modo.
T-Tra l’altro si estrae facendo bollire l’acqua salata, ma lasciamo perdere.
G-Fai venire voglia di litigare.

T-Chi, io? Giamma sei tu quello che sta cagando fuori. Lo sai che cos’è il relativismo etico? Lo sai che quelli che ragionano come te arrivano a giustificare l’infibulazione in Somalia? Perché se i parametri del contesto sono accettati a sistema, allora le conseguenze sono necessarie e la logica è salva. Però si tagliano i genitali alle persone. Guarda cosa mi tocca dire, dai dammi il biglietto e facciamola finita.
G- Ah, questa poi. Bravo Tia. Stiamo discutendo e tu tiri fuori il lavoro. L’Autorità. Sei proprio figlio dell’era di Berlusconi. Farsi valere, ad ogni costo.
T-Il contesto lo richiede. Muoviti. Mi aspettano altre sette carrozze, oltre alla tua.
G-Un contesto dietro l’altro.
T-No, è sempre lo stesso. Io, al lavoro, sul Milano-Novara.
G-Certo. E cosa succede se adesso ti dico che il biglietto non te lo faccio vedere perché il contesto nostro è quello di una discussione e non quello di un lavoro del cazzo su un treno del cazzo?
T-Un biglietto valido resta tale in qualsiasi contesto venga estratto. Se è valido mentre parliamo di altro è valido anche mentre stiamo zitti e io faccio il mio lavoro.
G-Sì ma mettiamo che il biglietto non esista. O che la comunità si sia accordata per cui un biglietto valido nel mio contesto di dialogo sia una cosa e che nel tuo contesto di controllore sia un’altra.
T-Impossibile.
G-Possibilissimo.
T-Non fare il pirla Giamma, fammi vedere il biglietto.
G-Se lo vuoi vedere vuol dire che sai che esiste.
T-Cosa cosa? Il fatto che io conosca il biglietto basta a giustificarne l’esistenza? Cristo, dove stiamo finendo.
S-Mi scusi…
T-Giamma hai sentito cosa è uscito da quella fogna? Hai appena detto che la conoscenza è esistenza. Giamma ti stai contraddicendo.
S-Scusi, controllore…
T-Senti, io non voglio farne una questione di stato. Abbiamo seguito fior fior di corsi insieme e non sono nessuno per venirti a far la paternale sul valore di verità.
G-Però me la stai facendo.
S-Signor controllore, mi scusi…
T- No, ti sto solo mostrando che sei entrato involontariamente in contraddizione con la tua tesi. Se in ogni contesto esistono parametri propri che definiscono il valore di verità, la conoscenza è esistenza, allora la conoscenza è contestuale.
G-No. Allora la conoscenza definisce il valore di verità.
S-Senta, ho bisogno di parlarle. Devo fare il biglietto. Scendo a Magenta.
T-Tranquillo, lasci stare. Scenda pure a Magenta.
S-Grazie! Anche lei è di Magenta?
T-Le sembra? Cioè, dico, le sembro uno di Magenta?
S-Non so, ecco, io… devo averla già vista su Cronaca Oggi.
G-Mi permetta. Non ho capito. Che roba è Cronaca Oggi?
S-Oh, una testata, un quotidiano nostro del magentino, di Robecchetto.
G-E che aspetto aveva il signor controllore su Cronaca Oggi? Lo stesso di ora?
S-Sa, non ricordo, era in una foto di gruppo.
T-Per piacere, non voglio essere scortese, ma smettiamola con queste baggianate. Non sono di Magenta, né sono stato su un qualche giornale. Può limitarsi a constatare che sto qui, in carne ed ossa, davanti a lei, senza dovermi spiattellare su una foto, con tutti i problemi di esistenza che le immagini si portano dietro? Mi faccia vedere il biglietto.
S-Signore, come le dicevo. Devo farlo sul treno, scendo a Magenta.
T-Questo treno non ferma a Magenta.
S-Ma come! E da quando?
T-Lo chieda al ragazzo qui seduto se la fermata di Magenta esiste o meno. Io ho da lavorare. Con permesso.
G-In effetti non conoscevo questa, come dice…
S-Magenta.
G-Sì, ecco, Magenta. Per me non esiste. Ma se lei la conosce non deve preoccuparsi.
S-Dice?
G-Certo. Se la conosce esiste. Buona giornata.
S-Grazie. Allora ci conto.
G-Ci conti.

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