L’Astrogatto e Margherita

22 novembre 2011 § 1 Commento

Non è semplice essere astrogatto, Margherita.
Ti dirò di più: uno come come me, nato astrogatto e morto non si sa, si è spesso stufato d’esser guardato con ribrezzo da gatti ed astrogatti che tentavano di atteggiarsi a pelosoni da compagnia. Dovessi vedermi, bambina, non mi riconosceresti. Se sei una cattiva osservatrice, mi chiameresti gattaccio o giù di lì. Ecco, avveditene, non sono giù di lì. Sono un gattaccio verace con tutte quelle malattie che tu credi io abbia. Ebbene, sì, le ho tutte. Lo vedi il pelo ispido e biancastro che viene fuori come un ciuffo fuori taglio dalla mia pelliccia scarna, consumata dalle lotte? Converrai che non è proprio un belvedere. Difatti non lo è e, per di più, se mi scruti attentamente, noterai cicatrici marronastre, gonfie come i bozzi della pizza quando brucia, stare sotto al pelo bianco quasi a dire che dal bozzo neanche il pelo vuol nascer nero. Vero. A guardarmi paio averne passate di ogni. Ed è qui che si cade nell’inganno. L’astrogatto nasce brutto e sfortunato. Le malattie lo affliggono, le mosche lo tormentano, le gatte lo rifuggono, le astrogatte si accontentano. Dalla sua ha quell’aria rock’n roll, da gattaccio maledetto, che non esclude il colpo grosso con le gatte a cui piace incorniciarsi coi rottami. Ma ormai, con i tempi che corrono, anche il gatto d’osteria è passato di moda e l’astrogatto rimedia solo qualche amico che, astrogatto come lui, bighellona volentieri in cerca di avventure nei parchi di città.

Tutto questo bambina mia è però ciò che vedi ad occhio nudo, quando con un occhio sbirci il gatto e con l’altro guardi avanti, in attesa trepidante che il pallone lo passino a te. Ci sono tante cose che non vedi se non guardi con due occhi che vogliono vedere. Gli astrogatti per esempio fanno festa tutti i giorni. Sotto il muso da marpione e lo sguardo spentarello sta una mente sempre pronta per festeggiare al meglio. Che sia la festa del coniglio o quella del limone, che sia il natale degli struzzi o dei porci il gran banchetto, ciò che importa all’astrogatto è non farsi coglier impreparato. E così via per strade attigue a raccoglier scatolame ed ingredienti buoni a far del rancio giornaliero memorabile ricordo. Dunque credi a me, balordo quanto vuoi, i miei acciacchi e i miei cerotti son lontani dalle sfide per la micia dei miei sogni! Quel che vuole l’astrogatto è la festa dentro al cuore, tutti i giorni, tutto il giorno, senza fronzoli o lustrini.

E che fai, la festa sempre? Mi domandi un po’ stranita. Hai ragione, spiego meglio. Quando l’infelicità ti prende o la malattia ti ammolla, quando sei sgridato o peggio, sei scartato dai compagni, ti vien la testa gonfia per il dispiacere che nascondi. Ma si vede cara mia! S’indovina la tristezza che trapela dalla faccia. L’astrogatto invece no. L’astrogatto non trapela, non scoraggia, non s’arrabbia. L’astrogatto è sempre in festa perché la sua testa è differente: se ti appare un po’ sfigato è perché lui non ci bada a come appare a chi lo guarda. Per metà vien dai gatti ma per metà lo fanno gli astri e la luce che lo plasma gli ha donato un cuore forte con felicità infinita, se ne frega della vita.

Astrogatto, Margherita, cerca di esserlo anche tu. Chi lo sa che prima o poi son le stelle a venir giù, per le feste che farai, ogni giorno, più che puoi.

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