Draghi

15 ottobre 2011 § Lascia un commento

Lo sferragliare del tram faceva ballare le case.

Loris aveva gli occhialoni gelatinosi e sporchi appiccicati al vetro, due ventose opache che spiavano senza vergogna. I palmi erano macchie ben piantate sulla parete trasparente e l’aiutavano a tenersi in equilibrio. Capitava che qualcuno si fermasse in coda proprio davanti al muso e a Loris, visti tutti quei didietro, non restava che ingozzarsi di mentine.

Ad una certa ora però la gente si diradava. Sarà che la mattina cavalca e diventa presto metà mattina. Non si bighellona a metà mattina, diceva sempre Otto, il vecchio baffone della portineria. Così anche Loris fingeva delle occupazioni per non farsi scoprire inoperoso, e lì, sul marciapiede della tabaccheria, tirava fuori tutti i suoi personaggini di Draghi e Maghi.
Draghi e Maghi usciva una volta a settimana, a metà mattina di solito, quando Otto si prendeva la pausa, l’acchiappava e lo trascinava al chiosco dei giornali. Loris non vedeva l’ora di quel giorno lì a quell’ora lì. A dire il vero, non osava chiedere ad Otto quando s’andava insieme al chiosco. Aveva paura che fossero vere quelle cose che si dicevano. Che quando Otto s’arrabbiava finiva male. Non si voleva finire in prigione noi, rifletteva Loris insieme ad Orgos e Darko, mago l’uno drago l’altro. Al solo pensiero di lui, chiuso al buio nei bassifondi di piazza Castello, con uno sputo d’ acqua da bere e tutti dei rumori spaventosi e metallici, gli veniva una strizza che gli si chiudevano le chiappe. Per giunta in compagnia di quel noioso di Darko e di quel chiacchierone di Orgos gli sarebbe scoppiato il cervello. No, meglio non fare arrabbiare Otto e aspettare con pazienza che fosse lui a decidere che era l’ora del giornalino.

Dentro non si respirava. La calca non lasciava spazio ai gomiti e bisognava tenerli bassi per non urtare gli stronzi in fila alla ricevitoria. Cinzia si fissava riflessa sullo schermo e muoveva a scatti le mani sui tasti consumati. Odoravano della sua pelle, adesso che era ottobre ma faceva caldo come a luglio. Era un odore acre, di quelli che non si levano e ti strisciano addosso, come l’odore della gomma. Cinzia aveva gli occhi come le carte, veloci, rossi e neri. Fumava e se ne infischiava di essere dentro. All’inizio capitava che avessero bisogno di lei al bancone, la richiamavano finché malamente mollava seggiolino e macchinetta e tornava al lavoro. Poi, una mattina come le altre, era arrivata una nuova. Cinzia non aveva fiatato. S’era fatta dare altri gettoni e aveva continuato col multilinea: panino, ananas, cipolla, fragola. Poker.
Cinzia fulminò l’uomo al bancone composta e si fece allungare un anticipo. In un attimo fu fuori di lì, e, paonazza come una bambina, scelse Draghi e Maghi al chiosco dei giornali.

Quando Otto la vide dallo schermo della telecamera Cinzia stava scendendo dal tram. Fece un cenno col mento al piccolo televisore in scala di grigi. Loris dormiva sulla poltrona, Draghi e Maghi abbandonato esausto sul tappeto. Cinzia entrò senza bussare nella cabina del portiere. Otto impassibile dondolò sulla sedia. Loris spalancò gli occhi e in un attimo fu seduto. Ebbe la stessa copia del giornalino ed un guerriero con un elmo gigante. Che barba, pensò, la mamma l’aveva fatto di nuovo. Gli aveva comprato un doppione. Loris appoggiò il nuovo arrivato accanto al suo omologo sulla scrivania di Otto. Orgos e Darko alla vista dell’ennesimo guerriero si fecero piccoli e silenziosi. Salutò Otto con entrambi i giornalini arrotolati in pugno e con Cinzia alle calcagna scivolò fuori dal portone.

Otto rimase solo, ma le statuine di Loris lo vegliavano dalla scrivania. Li osservò uscire sulla sua sfera di cristallo. Ne intravide l’immediato avvenire e un tremito lo scosse.

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