Gli effetti collaterali dell’Hi-L

5 febbraio 2011 § Lascia un commento

Gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all’indietro da un campo d’aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all’indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all’indietro, per unirsi alla formazione.
Lo stormo volando all’indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici d’acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi di acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c’erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutti e tutto a nuovo.

[ Kurt Vonnegut, Mattatoio N. 5]

Gli effetti collaterali dell’Alta Letteratura sono spesso imprevedibili.
Quando sono colta di sorpresa da una pagina di Hi-L (sulla scia di Hi-Fi, Hi-Fun, Hi-Tech, Hi-Mum) ho un rialzo della pressione, la tachicardia e un calo fulmineo dell’attenzione.

Mi guardo intorno alla ricerca di qualcuno a cui dire ehi tu guarda, leggi qui senza ancora aver finito di leggere lì, perché l’Hi-L la riconosci dopo neanche tre righe. Di solito non ho mai nessuno attorno: o sto a letto o in treno o in situazioni in cui non ci sono sguardi a cui ammiccare amichevolmente. Comincio ad ammiccarmi, mi vengono i tic, mi sistemo la sciarpa, le mutande sbilenche nel buco, frugo nella borsa e cerco qualcosa. Poi mi fermo, fingo rilassatezza e sorrido al finestrino. Dopo un minuto buono mi rendo conto di aver la bavetta perché mi cade una goccia di saliva sul foglio. Se sono in treno spero non mi abbia visto nessuno e comincio a trafficare con la matita per segnarmi con codici personali (vd qui, freccia, lampadina, occhio, Hi-L) le pagine disarmanti che mi stanno sotto il naso. Se sono a letto di solito dico che merda caro, che merda e mi pulisco col gomito. Se la bavetta è grossa giro il cuscino o lo scambio con quello di fianco che tanto non ci dorme nessuno. Poi finisco di leggere, abbozzo un tentativo di memorizzare qualche riga, faccio un’orecchia al libro e lo chiudo. Poi solitamente non riesco a dormire. Se invece è giorno, sorpassato lo scoglio di Hi-L ricomincio a leggere ma non mi ricordo cosa è successo prima delle pagine di Hi-L che funzionano come una sorta di Reset.

Finché non se ne libera, le pagine di Hi-L ammorbano la mente e impediscono al lettore di assorbire ulteriori dati utili. Dunque, siccome questo week-end potrei aver bisogno del mio cervello per interagire con altri esseri umani, tenterò di appoggiare qui le parole del buon vecchio Kurt che, ancora una volta, tenta di dissuadermi dalla mia aristotelica missione di animale sociale.

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