Berlin ways

11 novembre 2010 § 1 Commento

What about Berlin?

Buio pesto, presto.
Biciclette, tante.
Polizia, poca.
Controllori sulla metro, in borghese.
Luci ai lati dei viali, rade.
Luci al neon e a led dei doner turchi, molte e fitte.
Persone, alla giusta distanza.
Persone, strambe, schierate, scure con sorrisi accennati. Sobrie o aggressive.
Traffico e code, inesistenti.
Storia, preghiere a memoria, mantra di allontanamento. Non rimozione.
Repetita iuvant.
Case grandi, calde, alte.
MilchKaffe grandi, caldi, alti.
Locali piccoli. Con i suoni ordinati, la qualità che si tocca e le luci dei club fatte con la cura di un ricamo.
Capelli, corti.
Boschi. Ovunque. Anzi, foreste.
Con i cervi dal finestrino del bus.
E i corvi su due piedi ai lati della Sprea.
Berlino è andata oltre. Come era già oltre negli anni venti. Prima della crisi, splendeva libera. Oltre la modernità. Dinamica e speciale. E ora corre, rilassata e dura, col frenamano amaro del passato, ancora un velo di trucco nero sul viso.

A tutto questo, guardo con stima e qualche tentennamento.
L’Italia avvertita come un paese ridicolo. I giornali deridono, l’informazione è di alto livello e disinibita. Mi ritrovo inebetita davanti ad un notiziario locale. Non capisco un accidente, ma le immagini sono chiare, l’informazione sui fatti trattati (con immagini che se fossimo in Italia non ci sogneremmo neanche di vedere perché sarebbero censurate (forse perché da verificare? Come dice la nostra ministra Carfagna sui fatti di Ruby (ritenendo che è il governo che deve verificare il lavoro dei giornalisti (ma per chi crede di lavorare questa per l’FBI?)))) è oggettiva e limpida.

E mi sono sentita in imbarazzo.

Alla tanta Berlino, forse, ho preferito i passeggini dei bambini di Dresda.
Tanti, nella città più giovane della Germania.
Trainati dalle biciclette dei grandi come carretti. Il culto della bicicletta, di una Dresda moderna, antica, nuova, silenziosa, scura, imponente, musicale. Le case dell’est sulle rive di prato. Fuori paiono cartone grigio. Dentro esplode la luce bianca del sole che filtra dai vetri sottili. I materassi sul pavimento. Il caldo dal legno delle assi per terra.

L’Elba, l’aorta.
E la Neustadt, cuore punk.

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