Soltanto ciambelle

20 settembre 2010 § Lascia un commento

Giusy mangiava soltanto ciambelle, dolciumi croccanti e tortine di miele.

Nel suo biberon avanzava il latte tiepido e dal forellino di gomma riusciva a risucchiare grumi incredibili di biscotti e cereali. Amava il fondo delle tazze a merenda con le briciole mollicce attaccate l’una all’altra e lo zucchero abbondante spruzzato di limone.
Era grassottella di natura e tutti quei biscotti le ammorbidivano gli zigomi, i gomiti e le ossa puntute delle dita.

Quell’uggioso lunedì pomeriggio, alla festa di compleanno di Xue, Giusy arrivò per le quattro, dopo il suo corso di nuoto quotidiano, affamata come una biscia.
Da Xue però Giusy non conosceva quasi nessuno e, appena entrata nella stanza dei giochi, cominciò a morire di imbarazzo tra quei compagni nuovi di zecca.
Le si era chiuso lo stomaco e aveva rifiutato ogni dolcetto o salatino che non avesse una forma già nota e già mangiata. Solo nuvole di drago e gelati infiammati. Tutt’attorno bandierine ed ideogrammi. E musica da discoteca che pareva la melodia di Guitar Hero. Così, mentre giocavano a ballare in cerchio, sentiva il suo stomaco mormorare a volume sospetto.

All’ennesimo borbottio la mamma di Xue le si avvicinò piegandosi sulle ginocchia e la guardò dritta negli occhi tondi.
– Cosa dici di berci un buon té sul balcone? – le chiese la bella signora.
Giusy le fissava la chioma perfetta.
Aveva capelli tanto lisci da sembrare carta da pacchi.
Non sapeva che dire, voleva scappare al più presto di lì.
La bella signora la prese di peso sistemandola su di un seggiolino paffuto appena fuori, sul balcone al dodicesimo piano. Giusy vedeva tutta Milano e le sembrava di essere al cinema. In un batter di ciglia la cinesina fu di ritorno: tra le mani due tazzine minuscole e un cucchiaino appoggiato sul piatto.
– Benvenuta mia cara, eccoti un tè come promesso – E senza dire nulla cominciò a succhiare rumorosamente quell’acqua trasparente dal cucchiaino d’argento. Giusy prese ad imitarla come uno specchio. Immergeva il cucchiaio nella tazzina finché quella brodaglia bollente non lo sovrastava. Poi si ciucciava il suo tè dal cucchiaino facendo un rumore assordante da non capir più che musica ci fosse in sala. Nessuno parlava finché Giusy non riuscì più a trattenersi e scoppiò a ridere divertita spruzzandosi di té fin sopra la fronte.
– Che rumore che fai – disse cercando di riassumere l’aria seria dell’inizio.
– Pure tu mia cara – aggiunse la signora in modo cortese. – In Cina si usa sorseggiare il tè dal cucchiaino, senza badare ai rumorini molesti. Pare che solo in questo modo tu possa gustarlo appieno. E poi, Giusy, si chiacchiera e si mangiucchiano quelle foglie che rimangono sul fondo della tazza. Vedi laggiù, tutto un tappeto erboso?
Giusy appiccicò l’occhio alla tazzina e vide una distesa di foglie verdastre: alcune si agitavano nell’acqua lente e sinuose. Altre parevano immobili, col solo fine di ammorbidire la caduta delle zollette di zucchero.

Il tintinnare di un cucchiaino caduto le fece alzare il viso di scatto.
Innanzi a lei un vecchio con un grande turbante turchino sedeva di spalle. Tutto intorno una musica festante pareva riecheggiare senza una fonte. Solo il ronzio delle mosche si distingueva appena.
L’aria era soffocante e Giusy pensò bene di mettersi all’ombra. L’uomo fissando per terra vide qualcosa scostarsi e il disegno delle ombre mutare di forma.
Estrasse due dita dalla veste e afferrò una teiera d’argento col cappuccio da mago che rifletteva lo sguardo stranito di Giusy. Poi cominciò a versarne il contenuto in un bicchierino trasparente. Alzava lento il braccio ossuto e man mano che il bicchiere si riempiva, la teiera schizzava verso l’alto lasciando cadere uno scroscio chilometrico tutto all’interno del bicchiere. Non una goccia pareva fuori posto, non uno schizzo sul vassoio importante.
Signorina posso offrirle del tè? – le chiese senza distogliere lo sguardo dalla cascata improvvisata. Giusy sbalordita non capì la domanda. L’uomo sembrò spazientirsi e Giusy fece segno di sì con la testa. Afferrò il suo bicchiere ricolmo e bollente.
Bevve a piccoli sorsi.
Le guance di fuoco.
Un caldo infernale.
Quel tè di menta le dava al cervello.
Pareva una caramella disciolta nell’acqua.

Poi tutt’a un tratto il caldo passò, la sua fronte smise di sudare salato.

– Il caldo di dentro mia cara, ha raggiunto il caldo di fuori – disse il vecchio senza scomporsi – Vedi là sotto sul fondo del tuo bicchiere? Tutto un croccare di zucchero e menta – E prese a bere di nuovo il suo tè.
Giusy di nuovo attaccò lo sguardo al bicchiere. Questa volta da sotto, alzandolo in alto. Osservava i granelli e i rimasugli di zucchero, parevano un biscotto appiattito a frittata.

Ed ecco sopraggiunse uno scroscio tremendo. Giusy sobbalzò sul divano di velluto. I vetri alle finestre parvero sgretolarsi, salvo resistere all’ennesimo tuono.
Una vecchina vestita di rosa accorse a versarle un tè scuro e fumante, in una tazzina dalla forma panciuta e i contorni dorati.
Giusy si sistemò ben dritta sul cuscino. Le parve un’occasione galante. Si rifece il codino e abbottonò i polsini della camicia. Controllò che le unghie non fossero annerite e chiuse la bocca a forma di cerchio.
– Tesoro, desideri del latte o preferisci dell’acqua? – Giusy indicò il latte sicura e attese di essere servita di nuovo. Il latte opaco lavò via la trasparenza della sua bevanda che divenne torbida e misteriosa.
– Buona scelta bambina, il latte pulisce il fondo della tazza. Lo lascia limpido come un culetto nudo. Mettiamoci qui insieme e lasciamo che là fuori si scateni l’acquazzone –
La vecchina le sorrise e prese a guardar fuori, verso il giardino.

Suona il citofono.
E’ la mamma di Giusy, ma lei non la sente arrivare.
S’è addormentata sfinita sul balcone grigio.
Quando Xue la scuote per dirle che è ora di rientrare a casa sua, Giusy non ricorda nulla, ma si sente riposata e leggera. Non ha toccato nemmeno un biscotto stavolta.
La mamma le fa i complimenti e le promette un gelato dopo avere cenato.
– Mamma ho bevuto moltissimo tè. Lo bevono tutti. E’ per chiacchierare.
La mamma sorride – Senza biscotti? – le chiede sospetta.
– Senza biscotti – conferma Giusy impettita.
– Troppo rumore sotto i miei denti – aggiunge storcendo la bocca.
La mamma la tira verso di sé e Giusy saltella.
Poi gli occhi le cadono su di un luccichio, ma la mamma è di fretta, sono le sette passate.
La scalinata della metro le inghiotte.

Ed un cucchiaino d’argento tintinna.
Solo, tra i piedi veloci della Milano che rincasa.

In tutto il mondo si beve del tè
per dimenticare il frastuono del mondo
[Zhao Guan]

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