Spaccapietre

28 luglio 2010 § Lascia un commento

Binul era un sasso montano.

Una pietra massiccia, piantata a terra come si deve. Era immersa nel fiume solo per metà e da un lato s’affacciava al cielo come un omino alla finestra.

A fatica Suraj vi appoggiava il suo sedere ossuto di bambino e ogni mattina Binul lo attendeva silenzioso, certo che Suraj sarebbe venuto a sedervici sopra. Poi attaccava con le sue domande da quiz televisivo a cui Suraj rispondeva annuendo, scuotendo la testa o strabuzzando gli occhi. Binul insegnava al suo ospite a prevedere le piogge, chiamare per nome ogni insetto che leggero s’impigliava nell’acqua fresca del fiume, riconoscere uno ad uno gli uccelli che sorvolavano il Nepal e a pronunciare i nomi delle eclissi di luna.

Suraj non parlava mai, ma Binul sapeva di tenergli compagnia nelle lunghe ore di lavoro ininterrotto, come un vero amico.

Il silenzio dei sassi è cosa rara a Mahadev Besi, nel Nepal orientale.

Tutto il giorno ticchettano pietre, come fossero orologi a cucù.

Suraj resta a mollo nell’acqua per l’intera giornata, se ha fame si porta dei frutti duri nelle tasche ma guai se si muove di lì. Deve rompere i sassi uno ad uno, renderli briciole e accatastarli nei sacchi.

Poi ci pensano sua madre e sua sorella a consegnarle al signore dei mattoni.

Suraj è il migliore di tutti per la sua età. É veloce, furbo, non dice una parola. Teme che il chiacchiericcio lo distragga dall’impresa. Con uno scalpello improvvisato di ferro sconcio punta il sassetto inerme e lo disintegra con un sasso battitore. Il movimento del braccio deve essere secco e impeccabile. La mano che tiene lo scalpello ferma e precisa. Non si è mai sbagliato di un millimetro e sulle sue mani si contano ancora tutte le dita. Fa un quarto di sacco da solo in una giornata. Il sacco piccolo certo, quello dei bambini. Ma di solito ci vogliono dieci spaccatori per riempirne uno intero. Suraj è diverso, ed è un vero piacere essere la grossa pietra su cui appoggia il sedere.

Binul ne era orgoglioso. Sapeva che ogni mattina Suraj sarebbe arrivato, puntuale al sorgere del sole, in testa al gruppo sparuto di spaccapietre del territorio.

Finché capitò un giorno che Suraj cominciò ad avere poco lavoro.

Tra le famiglie del fiume si vociferava l’idea di spostare l’accampamento.

Possedevano pochissime cose, molti vivevano in case sistemate alla buona sul fiume. Non si sarebbe trattato di uno spostamento faticoso. Nessuno avrebbe impedito a quel gruppo di spaccapietre di scendere un po’ più a valle dove il letto del fiume si allargava e le pietre erano ancora abbondanti.

Non appartenevano e nessuna casta, erano Dalit, fuori da ogni schema e mal visti dalle comunità di Mahadev Besi: erano Intoccabili e come tali tenuti in poco conto da gli altri abitanti dell’area. I loro bambini non andavano a scuola con i bambini delle altre caste. Non ci andavano proprio. Nessuno si sarebbe accorto della loro comparsa improvvisa e, qualora fosse successo, sarebbe stato un sollievo per tutti non rischiare di incontrarli per strada. Le cose non sarebbero cambiate di molto: essendo i Dalit confinati fisicamente sugli argini del fiume, essi non si sentivano parte di nessun paese né ne conoscevano gli abitanti. Un eventuale trasloco non avrebbe fatto alcuno scalpore.

Arrivò così l’ultima mattina prima della discesa a sud.

Binul attendeva il sederino di Suraj che all’alba sarebbe spuntato dal lato sinistro del fiume e si sarebbe calato nel letto fino ad appoggiarsi sul suo addome di sasso massiccio. Aveva in serbo un paio di domande sulle costellazioni di fine estate viste da un punto esattamente opposto a quello dove si trovavano ora. Non ebbe tempo di sottoporle a Suraj poiché quella mattina la confusione regnava sovrana. Fu dato l’ordine di spaccare tutti i sassi rimanenti senza tralasciarne nessuno.

Suraj scuro in volto non si sedette su Binul. Per la prima volta gli si piantò innanzi, e gli si rivolse fissandolo nel bel mezzo della sua estensione, dove l’acqua ne aveva per secoli addolcito i contorni, come i fianchi della mamma ricoperti dai vestiti.

– Binul – cominciò Suraj senza far trapelare alcun tremolio nella sua voce ferma – Voglio portarti con me. Devo renderti trasportabile, ridurti in pezzetti e ricomporti là dove ci sposteremo con le altre famiglie di spaccatori –

Una libellula di dimensioni gigantesche roteò sulla testa di Suraj che si scansò per evitare lo scontro fatale.

– Non posso lavorare senza le tue storie – aggiunse piano – Senza sapere quando pioverà o se quello che mi cammina sul braccio è un insetto velenoso. Devo portarti con me –

E puntò lo scalpellino verso l’amico. Binul fu preso da una strizza tremenda. E implorò Suraj di aspettare che fosse pronto al colpo. Poi gli venne un’idea alternativa e si rilassò.

Propose a Suraj di procurarsi delle corde, di imbrigliarlo con più nodi possibili ,di utilizzarle come tiranti e trascinare Binul a mo’ di zainetto. Promise di fare il sasso leggero e di allietargli il viaggio con una valanga di storie.

Fu così che i due al tramonto partirono. In coda a quel gruppo che per anni Suraj aveva preceduto al lavoro ogni mattina.

E Binul, per la prima volta vide la terra ferma, le radici degli alberi, le formiche e le strade.

E imparò da Suraj quello che Suraj, troppo impegnato a lavorare, non aveva mai avuto il tempo di raccontargli.

Annunci

Tag:, , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Spaccapietre su opzioniavariate.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: